Il paradosso del Milan che (non) vuole tornare a vincere: un loop infinito per una discesa inevitabile
Matteo Calcagni
Che la conferma di Sinisa Mihajlovic fosse complicata lo si era già intuito da svariati mesi quando, tra settembre e ottobre, il tecnico serbo era stato ai limiti della delegittimazione. L'ex allenatore blucerchiato è stato bravo a tenere saldo il volante della squadra, modificandone l'assetto e mantenendo una discreta andatura, addirittura buona nei primi mesi del 2016. Il rapporto pericolante con i vertici milanisti è tornato a galla al sopraggiungere delle difficoltà, in mezzo a questa crisi (im)prevista delle ultime settimane. E' stato sufficiente il capitombolo del Mapei Stadium per far tornare in voga le voci su nuovi tecnici e allenatori, ormai sbandierate quasi alla luce del sole.
IL LOOP ROSSONERO - Al Milan la storia sembra ripetersi di anno in anno: tecnico esonerato, fiducia ad un nuovo allenatore, supporto semi-nullo dopo le prime sconfitte, voci su sostituti e nuovo esonero. Una litania, un loop fastidiosissimo che non permette alcun futuro ad un club che sembra essersi smarrito. La società rossonera monta e smonta annata dopo annata, lasciando sole le proprie guide e arrivando ad inevitabili separazioni a fine stagione. Un percorso dove le colpe dei tecnici che si susseguono passano in secondo, anzi, in terzo piano.
IL PARADOSSO DI CHI VUOLE VINCERE - Cosa ci garantisce che il futuro allenatore rossonero, chiunque esso sia, non subirà gli stessi destini dei vari Seedorf, Inzaghi e Mihajlovic? Cosa accadrà alle prime sconfitte e ai primi mugugni? La disillusione è tanta, soprattutto se si crede che qualcosa possa davvero cambiare. Neanche con una finale da giocare, ed un trofeo in ballo, il Milan è riuscito a far quadrato e provare a non rompere col proprio tecnico. Paradossale per un club che vuole tornare a vincere ma sembra tentare di tutto per non farlo.


