Pioli
“Gli infortuni? Certamente non dipende solo dalla sfortuna!”. Queste le parole di Stefano Pioli in una recente conferenza stampa. È frustrante, noioso, antipatico parlare spesso, troppo spesso di infortun, ma purtroppo in queste ultime settimane è diventata una triste abitudine. Il calcio deve essere invece soprattutto spettacolo, divertimento, gioia, entusiasmo, stupore. È applaudire la prodezza di Pulisic contro il Frosinone. “Sapore di Miele” accarezza il pallone, che si lascia corteggiare dall’americano, uno stop a seguire, languido e incantevole prima di mettere la palla in rete. Pulisic è un giocatore molto sottovalutato. Gol, assist, spirito di sacrificio il repertorio del giocatore americano, ma, come dice giustamente l’allenatore rossonero, soffia un freddo di negatività intorno al Milan, da tre anni protagonista in campionato e splendido semifinalista nella scorsa stagione in Champions. Quindi anche i giudizi sui singoli risentono di questo continuo scettiscismo. I belli e i bravi sono sempre da altre parti. Allora sono io a alzare i giusti epinici, le alti lodi anche a Olivier Giroud, autore nelle ultime due partite di altrettanti gesti tecnici di altissima scuola. Contro il Newcastle e domenica scorsa ha regalato prima a Pulisic poi a Okafor due gioielli di straordinaria caratura. Luminosi e magnifici. Geniale come Kurt Goedel, il teorico della incompletezza, con Aristotele uno dei più grandi logici di tutti i tempi. Giroud ha confermato di essere un suo allievo, con i due assist di purissima logica, razionalità e bellezza. Io mi gusto, partita dopo partita, questo meraviglioso attaccante, questo splendido professionista, un continuo esempio per tutti i suoi più giovani compagni. Il degno erede dei più grandi campioni della storia rossonera.
Torniamo al protagonista di queste righe. Mi dispiace per Stefano Pioli che stentino, lui e il suo staff, a trovare una soluzione circa l’annoso problema legato agli infortuni. I numeri sono impietosi. Non li sto a ricordare per non soffrire troppo. Mi viene però alla mente una famosa frase di Karl Marx tratta da ”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”, una delle sue opere più famose. “La storia si ripete sempre due volte. La prima come tragedia, la seconda come farsa“. Situazione insopportabile dunque, che sta condizionando pesantemente il giudizio sul lavoro del tecnico rossonero, ormai scaricato da molti tifosi milanisti. Con il rischio che Pioli, bravo a conquistare uno degli Scudetti più emozionanti della storia milanista, splendido a ridare al Club una dignità europea, lucidando il blasone rossonero da troppo tempo coperto dalla polvere, venga soprattutto ricordato come l’allenatore degli infortuni.
Sono dispiaciuto perché vedo un allenatore che studia, che sperimenta, che lavora con passione per schierare un Milan sempre teso a comandare la partita. Qualcuno mormora che non sarà lui la guida della prossima stagione. Queste voci, invece di condizionare anche psicologicamente il suo lavoro, mi sembra invece che lo aiutino a trovare nuovi stimoli, nuove idee negli allenamenti di tutti i giorni, nelle formazioni schierate ogni week end. Sono sicuro che sia il suo rimpianto è il rimpianto di tutti i tifosi rossoneri: non poter vedere una squadra con il gruppo al completo, perché il Milan è forte, è molto forte, tale da non temere nessuno in Italia e pochi in Europa. È però Pioli che presto deve correggere qualcosa o molto sulle metodologie di preparazione e di allenamento, se vengono queste ritenute le responsabili dei tanti infortuni. È il mio augurio perché il Milan possa avvicinare la vetta in campionato e cercare di diventare protagonista in Europa League. Certamente una diminutio rispetto alla scorsa stagione, ma intanto ci sono tutti i presupposti per puntare agli ottavi di finale.
Una seconda parte di stagione positiva magari muterebbe i giudizi complessivi sul lavoro di Pioli, grazie alla sindrome del caffè, l’ultima portata di ogni pasto. Se dolce e buono si esce dal ristorante ancor più soddisfatti. Se amaro, si dimentica presto anche quello che di buono si è gustato. Il lavoro e il cammino dell’allenatore rossonero meriterebbe una portata finale dolce e aromatica. Anche perché ho chiamato il mio cavallo, che spero debutti presto, “Pioli is on Fire" per ricordare un bellissimo Scudetto. Non ho voluto cambiare il nome, con la speranza che il telecronista di “France Galop” possa presto urlare al microfono: ”Pioli is on fire“ va triompher!”. “A triompher “… come mi auguro il Milan di Stefano Pioli. Io ci credo!


