Cardinale dimostri di aver capito. Da Genova in poi avanti con Allegri
Sono state settimane di fuoco. Ai risultati negativi, come sempre, si sono sommate le voci, le rivelazioni, gli spifferi, le notizie: tra litigi e rotture lo sfaldamento era totale. Proprietà, dirigenza, staff, giocatori: ognuno sulla sua scialuppa come intorno al Titanic. Poi d'improvviso Genova. Un mezzogiorno da Milan, un atteggiamento serio, responsabile. Vinta la paura dopo lo slancio compulsivo dei rossoblù, un controllo del campo e della partita come nei primi 7 mesi di campionato: mai delizia per le pupille, mai un moto andante, ma una striscia positiva lunga (24 partite) e un piazzamento solido in classifica.
Quegli scampoli hanno prodotto un successo liberatorio, meritato così come sarà meritato il ritorno in Champions per quelle 30 domeniche in cui il vagone è rimasto agganciato alla locomotiva. Da Napoli in poi, però, il crollo è stato rovinoso: 6 partite, 4 punti. Cos'è successo a Marassi? Finalmente la squadra ha avuto un rigurgito di orgoglio, di dignità vorrei dire. Finalmente i giocatori hanno rispettato sé stessi e l'amor proprio oltre a quello dei tifosi. Lasciamo perdere il gioco, in una gara comunque mai davvero sofferta se non in parte nella prima mezz'ora e in un paio di altri episodi: parliamo dell'atteggiamento. Bastava scendere in campo con quell'attenzione per fare punti contro Udinese, Sassuolo e Atalanta - squadre che, dopo gli "expolit" contro i rossoneri, si sono sbriciolate come era ampiamente prevedibile - e non arrivare al traguardo stremati, spaventati.
È bastato un ritiro di 4 giorni? È bastata la presenza del proprietario, data la reiterata latitanza della dirigenza in trasferta? Quali corde sono state toccate? Credo che ciò che si è evinto a Genova è che la squadra sta con Allegri. Quel che è parso chiaro e indiscutibile è che il senso del dovere ha prevalso sulle cause del proprio orticello. Le dichiarazioni di questi mesi da parte di tutti, nei confronti del lavoro del tecnico, non erano di circostanza, non erano di facciata, non erano mistificazioni. Se un allenatore è in grado di rimettere insieme i cocci di un vaso andato in mille pezzi in un solo mese e mezzo, è un chiaro segno di autorevolezza, credibilità, carisma. Tutte cose che parevano perdute insieme con le partite. Per quello che è stato fatto da agosto a marzo, per queste ultime giornate, la Champions per il Milan sarebbe più che meritata e non si tratterebbe di "qualificarsi", ma di "partecipare". Essere credibile, se non competitivo.
Gerry Cardinale adesso, dopo le chiacchiere pro forma con i giornali e quelle negli spogliatoi, deve finalmente prendere coscienza che bisogna mettere ordine ai piani alti, stabilire gerenze e gerarchie, tracciare una strada seria che restituisca al Milan il blasone che merita, ricomporre il rapporto sfilacciato e indisponente con il tifo organizzato. Ripartire da Allegri senza Furlani e magari Ibrahimovic, sarebbe un'indicazione di aver recepito i segnali. Meglio tardi che mai.
Massimiliano Allegri ha i suoi difetti, su questo pianeta la perfezione non ha cittadinanza né tantomeno residenza, ma è coerente. Il suo calcio può non piacere ed essere considerato anacronistico. La preparazione delle sue squadre tende a dissolversi in primavera (problema da affrontare e risolvere). Le scelte possono essere sbagliate. Personalmente resto convinto che soltanto un uomo forte con le idee chiare sarebbe stato capace di restituire alla 37a giornata un barlume di Milan. Personalmente resto convinto che soltanto un uomo forte con le idee chiare possa tenere testa a una società confusa e di scarsa esperienza.
Per l'estetica del gioco, turatevi il naso e andiamo avanti con Allegri. Chi altri se no...






