Leao-Milan, fine inevitabile. Ennesimo autogol di Cardinale, mentre Rafa vive su Marte
E così si chiude l'avventura di Rafa Leao al Milan. Sette anni, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana. Il numero 10 del Milan scaricato pubblicamente dal club e il numero 10 del Milan che scarica pubblicamente il club. In mezzo, tanto potenziale non sfruttato al massimo, gioie, fischi e la sensazione che non ci sia mai capiti fino in fondo. Ma andiamo con ordine.
MILAN-LEAO, L'AUTOGOL COMUNICATIVO DI CARDINALE
Nel meeting che Cardinale ha avuto con alcuni giornalisti selezionati ad inizio settimana, il numero uno di RedBird ha avuto la brillante idea, consigliato da chi gli cura la "comunicazione" (parolone), di mettere in pubblica piazza il malcontento verso Leao. Non che fosse una sorpresa, chiariamolo. Era evidente che il ciclo al Milan del portoghese fosse arrivato alla fine: prestazioni e fischi durante l'anno l'avevano certificato a più riprese. Ma la mossa folle di Cardinale, dopo 4 anni ancora totalmente estraneo a come funzioni la comunicazione all'interno del mondo del calcio, ha messo il Milan in una posizione di svantaggio. Cosa volete che vada storto nel mettere sul mercato con tanta leggerezza il tuo giocatore più forte, più rappresentativo e che vale di più? E infatti non è tardata ad arrivare la risposta di Rafa.
MILAN-LEAO, RAFA ANNUNCIA L'ADDIO
Ieri sera il portoghese, intervistato da Sport TV, è stato chiarissimo nell'annunciare il suo addio: "Penso di aver dato al Milan tutto quello che potevo dare. È stato un club che mi ha aiutato molto a crescere, che mi ha sostenuto nei momenti difficili. E sono felice di essere riuscito a scrivere il mio nome nella storia del club. Tutti hanno i loro sogni, le loro sfide, le cose che desiderano, gli obiettivi che vogliono raggiungere. E anch'io desidero provare una nuova sfida in un nuovo campionato. Se questo accadrà, sarò molto felice e soddisfatto perché ho fatto il mio dovere al Milan".
Spagna, Inghilterra o Arabia, qual è la tua destinazione preferita? "Adesso la cosa più importante è il Mondiale e aiutare la nazionale come posso. Quando arriverà il momento, valuterò le migliori opzioni per proseguire la mia carriera e continuare a competere ai massimi livelli del calcio europeo".
MILAN-LEAO: DUE REALTÀ CHE VIVONO SU MARTE
Questa situazione porta a due considerazioni che hanno un denominatore comune: chi gestisce il Milan sembra non vivere su questa terra, così come Leao sembra perennemente confinato nel suo mondo fatato. Per spiegarlo basta mettere in ordine i fatti.
Il proprietario del Milan licenzia allenatore e l'intera squadra dirigenziale del club: il Milan attualmente è senza referenti per l'area sportiva. Una situazione folle sia verso l'esterno che verso l'interno. I calciatori, già di loro non dei fulmini di guerra, sono senza guida. Dall'esterno, anche volendo, non c'è al momento una figura con cui interfacciarsi per presentare offerte. In questo caos Cardinale scarica pubblicamente Leao, quasi come se fosse un capro espiatorio. E tutto questo sempre con il filtro dell'ufficio comunicazione e delle dichiarazioni fatte a porte chiuse e senza contraddittorio. Iniziamo a pensare che non aver mai indetto una conferenza stampa non è un capriccio, ma una necessità. Se questi sono i danni che vengono fatti in un ambiente comunicativo controllato figuriamoci senza protezioni.
Poi c'è Leao, con la nomea di eterno incompiuto. Premessa necessaria: nel suo periodo al Milan è sempre stato il calciatore più forte e decisivo in squadra. La vittoria dello scudetto porta la sua firma, quando le cose non sono andate bene riusciva comunque ad avere sprazzi e lampi positivi. La frustrazione nei suoi confronti è frutto di questo enorme potenziale mai sfruttato del tutto. Glielo hanno ripetuto allo sfinimento allenatori, dirigenti, compagni: "Neanche Leao sa quanto è forte".
Dall'altra parte però è giusto anche mettere i punti sulle i. Rafa si è adagiato, non ha mai fatto il salto di qualità. Mentale, soprattutto; e questa situazione lo dimostra. Ieri pomeriggio c'era Kvaratskhelia, sempre messo a confronto con Rafa quando il georgiano era al Napoli, che ha deciso l'ennesimo big match in Champions League e ha vinto un'altra coppa da protagonista.
Contemporaneamente c'era Leao che ha organizzato un evento per pubblicizzare il suo marchio di street wear, programmando l'intervista con la tv portoghese per annunciare il suo desiderio di andare via dal Milan. Aggiungendo infine che ha scritto il suo nome nella storia del club. Ci dispiace Rafa, ma per scrivere il proprio nome nella storia del Milan non basta un "misero" Scudetto. Con uno scudetto al massimo si comincia a preparare il foglio, ma prima di farci scorrere l'inchiostro sopra ce ne passano di trofei, successi e vittorie.
Il paragone con Kvara non è campato per aria: quando Kvicha indossava la maglia del Napoli il testa a testa fra i due era entusiasmante e stimolante. Poi uno è esploso definitivamente e ieri ha vinto la sua seconda Champions League, l'altro si è adagiato e ha dato l'impressione di accontentarsi. Nel calcio fame e determinazione spesso superano il talento.
Il Milan, con il suo proprietario, sembra vivere su Marte. Rafa non è da meno. Nel frattempo il mondo del calcio corre, si evolve. Gli altri vincono, dimostrano la propria forza nei palcoscenici che contano. Il tifoso rossonero, ben piantato con i piedi sulla Terra, soffre terribilmente. Dispiace che finisca così con Rafa, dispiace che questo Milan non sia stato all'altezza e dispiace che lui non si sia dimostrato all'altezza del Milan (quello vero). Ci sono state tante cose belle, tanti momenti bellissimi. In questo momento però è difficile ricordarli col sorriso. Il tempo lenirà fastidi e ferite, ma ad oggi la distanza con Marte è troppo ampia. Per l'amore del Milan e dei suoi tifosi, tornate tutti sulla Terra.






