Milan fuori dal Settlement Agreement UEFA: che vuol dire e cosa cambia
Nei giorni scorsi la UEFA ha comunicato che diverse squadre, tra cui il Milan, sono ufficialmente uscite dal regime di Settlement Agreement dopo un triennio di monitoraggio:
"La Prima Sezione dell'Organo di Controllo Finanziario dei Club (CFCB) ha completato la valutazione dei club soggetti a un accordo transattivo che prevedeva il rispetto di specifici obiettivi di ricavi calcistici nella stagione 2025/26.
[…]
Infine, l’AC Milan (ITA), l’AS Monaco FC (FRA), il Beşiktaş JK (TUR), l’FC Internazionale Milano (ITA), il Paris Saint-Germain (FRA), il Royal Antwerp FC (BEL) e il Trabzonspor A.Ş. (TUR) hanno raggiunto l’obiettivo finale dell’accordo di transazione rispettando la regola sui ricavi calcistici nella stagione 2025/26 (ovvero coprendo i periodi di rendicontazione che si concludono nel 2023, 2024 e 2025) e sono quindi usciti dal regime di transazione".
MILAN FUORI DAL SETTLEMENT AGREEMENT UEFA, COSA CAMBIA
Il percorso iniziato nella stagione 21/22 è dunque concluso: durante gli anni il Milan è stato un "alunno modello" e non si è mai fatto trovare impreparato dalla UEFA, soddisfacendo tutti i requisiti intermedi e non incorrendo mai in sanzioni come multe o limitazioni della rosa. Non esiste un reportage dettagliato sui "paletti" a cui è dovuto sottostare il club rossonero, ma da Casa Milan negli ultimi anni c'è sempre stata estrema attenzione nei confronti del Financial Fair Play. Negli ultimi anni si è aggiunto un nuovo parametro che la UEFA considera quando verifica lo stato di salute economico dei club europei, ovvero il rapporto tra costo della rosa (stipendi di giocatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini, commissioni agli agenti) e i ricavi: non si può superare il 70% del fatturato. In soldoni, se i ricavi ammontano a 500 milioni di euro la spesa massima annuale per la rosa sarà di 350 milioni. Sono esclusi da questo conteggio gli investimenti su nuovi stadi, centri sportivi, settore giovanile, calcio femminile e progetti infrastrutturali. Oltre alla Squad Cost Rule va considerata "l'acceptable deviation", cioè uno scostamento negativo cumulato in un triennio: qui la cifra è pari a 60 milioni (e sono escluse le voci citate pocanzi). In pratica, se il Milan facesse nei prossimi 3 anni tre bilanci negativi per -15 milioni ciascuno sarebbe comunque nei ranghi imposti dalla UEFA.
Superare queste cifre farebbe ovviamente drizzare le antenne a Nyon. Ma il Milan è serenissimo a riguardo, visto che negli anni la percentuale si è sempre assestata tra il 50 ed il 60% e non ci sono stati bilanci in rosso. Anzi, ci sarebbe addirittura ulteriore spazio per investire. Anche in modo corposo. Succederà? La storia recente del Milan ed il modus operandi di Cardinale lascia spazio ad un'unica risposta: assolutamente no. Cardinale non effettua aumenti di capitale, il club deve autosostentarsi ed è per questo che si auto impone una rigidità finanziaria che riduce al minimo il rischio di registrare nuovi rossi di bilancio.
Sulla carta può anche avere senso, nello sport non tanto: questo perché introiti e guadagni sono strettamente collegati al successo sportivo. Autolimitarsi nonostante una situazione finanziaria florida ed in linea con i parametri UEFA diventa un malus che poi viene scontato sul campo. Spesso si è scelto di non fare né 31, né 30 e nemmeno 29 in sede di mercato e il Milan è da due anni fuori dalla Champions League, con tutto quello che ne consegue a livello di mancati guadagni. I soldi sono stati, e verranno, recuperati attraverso cessioni e plusvalenze.
Chiudiamo con una battuta: chissà se a Casa Milan saranno effettivamente felici che sia finito il regime di Settlement Agreement. Se prima poteva essere utilizzato come "scusa" ora c'è rimasto ben poco per giustifcare tutte queste ristrettezze autoimposte. Il Milan, dopo anni di follie economiche, ha scelto un'austerity forzata rispetto alle proprie possibilità: alla lunga non può che essere un malus sportivo che aumenterà ancora più il gap rispetto a chi magari non è così virtuoso finanziariamente, ma cerca sempre di competere al massimo delle proprie possibilità. Ed è anche quello che chiedono i tifosi del Milan: tutti sanno che sono finiti i tempi Berlusconi e dei bilanci in perdita di centinaia di milioni. Sono tutti consapevoli dei sacrifici da fare e dei limiti da rispettare. Basterebbe non castrarsi ulteriormente con ulteriori paletti.


