ESCLUSIVA MN - Il tifoso VIP Gianni Righetto attacca: “Hanno distrutto il mio Milan. Ibra e Thiago al PSG, l’inizio della fine. Leao? Un bidone. Gigio e Tonali milanisti veri, erano da tenere"
In esclusiva a MilanNews, il tifosissimo rossonero Gianni Righetto – amico di Rino Gattuso e Dejan Savićević – che custodisce il più grande museo privato del Milan, con un valore stimato superiore ai 150 mila euro in Lussemburgo – ha raccontato senza filtri il suo punto di vista sull’attualità del club e sul suo passato. Con il grande appassionato rossonero abbiamo analizzato presente, passato e futuro del Milan, tra nostalgia, critiche e ricordi indelebili.
Sul Milan attuale
“Non è più il mio Milan, purtroppo. Il Milan di una volta con Van Basten, Gullit e Rijkaard non esiste più. Gli Immortali… sono solo un bel ricordo. Il vero Milan è morto con la cessione del club da parte di Berlusconi".
Tocca anche dire che ai tempi di Berlusconi la concorrenza era meno agguerrita: PSG, Manchester City, Chelsea e i club arabi non erano le superpotenze di oggi con cui deve vedersela Cardinale.
"Purtroppo è cambiato tutto e, allo stesso tempo, sono venuti a mancare i soldi. Basta dare un’occhiata agli stadi italiani… è un casino! San Siro non è male, però la squadra di una volta era anni luce avanti a questa".
Leao viene indicato come simbolo della mediocrità del momento.
“Mamma mia, meglio tacere… anzi diciamolo: è un bidone troppo sopravvalutato! Impossibile tornare ai fasti di un tempo con lui. Parliamo di un calciatore che fa al massimo dieci minuti buoni prima di sparire completamente. Un giocatore del Milan che mi piace? Non ce ne sono tanti… (ride, ndr). Questa rosa è una delusione. Anzi, Luka Modrić sì, ok… però ha 40-41 anni e il fatto che sia lui il migliore dimostra quanto sia basso il livello del calcio italiano".
Modrić molto probabilmente se ne andrà… ci sarà da strapparsi i capelli?
“Sicuramente sì. E ho i miei dubbi che rimanga".
Su Amorim e sulle scelte future della panchina rossonera:
“Con i portoghesi non ci è andata tanta bene… con i due che avevamo (Conceição e Fonseca, ndr) il Milan non era competitivo. Vediamo con Amorim, che a Manchester ha fatto pietà…”.
In conferenza viene definito il nuovo Mourinho: non ci si annoia mai con lui. È molto diplomatico e stoico: nonostante le critiche, non perde mai positività, sorriso e convinzione di poter invertire la tendenza.
"Ma io non la vedo bene… sarebbe stato meglio un allenatore italiano. Ma non Allegri! A me sarebbe piaciuto molto De Zerbi. Però vi dico una cosa…”.
Vai
“Avrei fatto di tutto per tenere Donnarumma e Tonali, per il DNA milanista e italiano. Così come non avrei mai ceduto Ibra e Thiago nel 2012. Il Milan è morto dopo la loro cessione al PSG. Da allora non è mai più stato lo stesso, e c’era ancora Berlusconi".
Qual è stata la cessione che ti ha fatto più male?
“Shevchenko nel 2006 mi ha distrutto. Non pensavo se ne andasse mai… sono stato davvero male. Il ritiro forzato di Van Basten per la caviglia è stato un’altra botta psicologica: Marco era unico. Lui è IL numero 9, e centravanti come lui non esistono. E poi il ritiro di Baresi. Dopo Rivera, vengono Franco Baresi e Maldini nella top 3 rossonera della storia. Tre bandiere, tre leggende immortali".
Quali devono essere gli obiettivi del Milan la prossima stagione?
“Quest’anno c’era la possibilità di qualificarsi in Champions League, ma è andata male. Sarà difficile vincere il campionato: l’obiettivo deve essere la qualificazione in Champions".
Il crollo e le responsabilità
"Da lì il Milan non si è più ripreso, e la colpa è della società. Non ho ancora capito cosa faccia Ibra al Milan… e anche Tare è stata una delusione. Cardinale non mi piace: dovrebbe vivere a Milano ed essere più presente. Berlusconi e Galliani, invece, sapevano di calcio e facevano grandi cose. Ma l'americano...".
Il giudizio su Maldini che è nato il 26 giugno come te...
“Con Paolo è finita male… dopo il suo esonero niente è stato più come prima. Maldini è Maldini, anche se avrà sbagliato qualche acquisto: non si può sempre indovinare tutto. Per me ha fatto comunque più che bene".
Rivera, l’idolo eterno che l'ha deluso dal punto di vista personale
“Mi ha deluso quando mi mandò anche a quel paese una volta in Germania, perché era ancora arrabbiato per il fatto che non potesse usare le mie foto per il suo libro pensando che avessi io i diritti (qualche anno prima, ndr). Però rimane il mio idolo, e il giorno in cui morirò vorrei essere sepolto con la sua maglia".


