Cardinale, quante contraddizioni. Perso un mese per scegliere male. Chi sosterrà Amorim? L’influenza di Ibra…
Il rimpasto societario scelto da Gerry Cardinale non convince. La forte sensazione è che l’idea originale del proprietario americano era quella di scegliere figure diverse dopo il terremoto in dirigenza dello scorso 25 maggio, ma col passare del tempo si è accorto di non aver trovato nessuno “compatibile” col suo progetto. Qualche rifiuto è arrivato, altre situazioni si sono complicate, e allora via con la scelta più sostenibile sotto il profilo economico. Ovvero la promozione di alcuni uomini che già erano all’interno del Milan, addirittura Gardiner e Almstadt sono approdati rispettivamente nel 2017 e 2019, ma sono stati avanzati di ruolo per giustificare l’assenza di un direttore sportivo e un direttore tecnico.
I discorsi di Cardinale sono pieni di contraddizioni, i suoi slogan valgono oggi e non domani, perché potrebbe cambiare idea da un momento all’altro, dimostrando tanta improvvisazione. Proprio come accaduto nell’ultima settimana. Prima l’Head of Football era un elemento fondamentale, per una catena di comando corta formata solo da proprietario, allenatore e un dirigente che prendesse in mano tutto. Dopo pochi giorni è cambiato tutto, non è arrivato più l’Head of Football ma si è affidato ad un comitato tecnico, un team di lavoro composto perlopiù da esperti di dati, statistiche, algoritmi applicati al calcio, player trading e big data.
La soluzione “casalinga” sarebbe stata pronta da subito. Almstadt, Gardiner e tutti gli altri erano già sotto contratto, non c’era bisogno di aspettare un mese per sceglierli. Invece è stata la classica soluzione di ripiego dopo diversi no.
E ancora una volta viene sottovalutato l’aspetto sportivo. I dirigenti sono tutti di derivazione statistica, ma col campo hanno poco a che fare. Addirittura Almstadt non fa il ds dall’esperienza con l’Aston Villa quando ci fu la retrocessione nel 2015/16. Ma chi darà supporto a Ruben Amorim durante la stagione? Con chi si confronterà il tecnico quando dovrà affrontare problematiche a Milanello? Nessun profilo in dirigenza sembra adatto, tantomeno il proprietario Cardinale. Il portoghese sarà una sorta di manager ma avrà un compito difficilissimo.
Chiudiamo con Ibrahimovic. Lo svedese ufficialmente resta una figura esterna all’organigramma rossonero, è un consigliere strettissimo di Gerry Cardinale, anzi, un investitore nel fondo Redbird. Ma comunque il suo parare conterà sempre molto, ha grande incidenza nelle scelte del club, anche se poi ufficialmente a scegliere sarà il proprietario ma Zlatan viene ascoltato molto dall’americano. Il suo parare ha inciso sulla rivoluzione dello scorso maggio dopo la mancata qualificazione in Champions, ma anche su alcuni nomi che durante il casting per l’allenatore e per i possibili dirigenti sono stati sconsigliati da Ibrahimovic dopo diverse call.


