MN - Il vademecum di Amorim: responsabilità, professionalità e ritmo alto
Manca poco all'insediamento di Ruben Amorim a Milanello: la prossima settimana il tecnico portoghese sarà in Italia per iniziare a prendere confidenza col mondo rossonero. Gli spetterà un lavoro tosto e difficile: negli ultimi anni l'ambiente Milan si è rivelato complicato e complesso per tutti. L'ultimo Pioli, Fonseca, Conceiçao e perfino Allegri hanno tristemente fallito, anche a causa di un gruppo squadra che nei momenti clou si è sciolto come neve al sole. Amorim dal canto suo ha una personalità forte e le idee molto chiaro. Dà rispetto e pretende rispetto. Responsabilizza tutti e tratta i calciatori da adulti, non da bambini viziati. Sergente di ferro senza emotività? No, assolutamente. In caso di problemi la porta del suo ufficio è sempre aperta. Ma c'è differenza tra voler settare uno standard lavorativo ed essere disponibile con i calciatori umanamenti. Una cosa non esclude l'altra, ma deve esserci un riscontro a doppio senso. Altrimenti si è fuori.
IL VADEMECUM DI AMORIM: GIOCATORI TRATTATI COME ADULTI E RITMI ALTI
Nel vademecum di Amorim, la puntualità e il rispetto degli orari comunicati per ritrovi al campo, allenamenti e pasti è un aspetto fondamentale. Essere puntuali è una forma di rispetto nei confronti di tutto il gruppo e dell’ambiente che lavora con e per i calciatori. Un altro aspetto che non potrà mai venir meno è l’alta intensità durante le sedute di allenamento: non sorprenderà se ci saranno delle sedute magari più corte a livello temporale, ma dal ritmo forsennato. Per poter vincere le partite ed essere competitivi, bisogna spingere sempre e chi non lo farà, potrebbe rischiare il posto. Non sono tollerate giornate di scarico mentale. I calciatori non sono dei bambini e vengono trattati da adulti. Tanto è vero che in una sua intervista al Times del 3 agosto 2025 ha dichiarato: "Le regole non servono a trattare i giocatori come dei bambini. Hanno le loro famiglie, hanno dei figli, quindi io li tratto da uomini". Insomma, la responsabilità personale viene prima di multe o punizioni.
E sul campo? Beh, se non ti alleni secondo i suoi standard, Amorim non ha alcuna remora nel mostrare le immagini dell’allenamento del singolo davanti al resto della squadra. Non è una forma di umiliazione, ma un modo per far vedere a tutti gli errori e stimolarli nel non commetterli più. C’è anche voglia di creare un rapporto fiduciario e di leadership con i senatori dello spogliatoio. Sono loro, nella visione di Amorim, a dover far rispettare il codice etico interno per custodire la sacralità e la cultura dello spogliatoio. L’allenatore (nelle vesti di manager) deve intervenire solo quando necessario. Infine gli ultimi due punti: meritocrazia assoluta, con il posto da titolare che non è un dogma per certi calciatori, ma che deve essere un obiettivo comune per tutti. E poi la pretesa di un comportamento altamente professionale anche fuori dal campo. E se qualcuno dovesse avere un problema? La porta del suo ufficio sarà sempre aperta per il confronto, in maniera schietta e diretta.
Amorim, con questo sistema, vuole responsabilizzare il gruppo squadra ma allo stesso tempo, non dovrà essere lasciato da solo dal club e dalla proprietà nei momenti di difficoltà. Una situazione che si era venuta a creare con l’ultimo Pioli e con il tandem Fonseca-Conceiçao. Sarà importante capire che tipo di relazione e quale modo di intendere la presenza della proprietà avrà Amorim se e quando ci saranno degli elementi di difficoltà sotto l’aspetto gestionale.
di Pietro Mazzara.


