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Da adesso c'è solo la squadra. Jorge Mendes non è un problemaTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Luca Serafini
per Milannews.it

Da adesso c'è solo la squadra. Jorge Mendes non è un problema

In questi ultimi mesi è capitato spesso che ricordassi quanto le proprietà del Milan, dagli anni '70 in poi, siano state pittoresche, variegate, sommarie: da Buticchi a Pardi, da Duina a Colombo, da Morazzoni a Farina... Solo l'epopea di Berlusconi è stata per 25 anni lineare e grandiosa, con uno stanco crepuscolo. Per il resto, imprenditori-tifosi senza molti mezzi, mezze figure o personaggi improvvisati, mentre dall'altra parte si succedevano presidenze salde e solide: Angelo Moratti, Ivanoe Fraizzoli, Ernesto Pellegrini, Massimo Moratti hanno coperto 50 anni di storia interista, poi persino nei passaggi finali a proprietà straniere il club è riuscito a mantenere appartenenza e visione con una dirigenza italiana, preparata. Nel frattempo l'Inter si è intitolata lo stadio e il piazzale di San Siro, uno a Meazza, l'altro ad Angelo Moratti. Per dire dei diversi pesi specifici. 

Sul campo il Milan ha comunque vinto negli anni '70: scudetto, Coppe Italia e Coppa delle Coppe, ma insomma bisognava tifare per la squadra turandosi il naso senza pensare da chi il club era gestito. E quello facevamo: tifavamo per Vecchi Sabadini Anquilletti..., Bigon, Rivera, Prati..., Di Bartolomei, Wilkins, Hateley, Virdis ma anche per Calloni e Blissett. Oggi che l'universo rossonero attraversa gli anni più complicati e distanti dai suoi valori di passione e di appartenenza; oggi che i social danno libero sfogo alle opinioni e ai giudizi di tutti; oggi che l'area sportiva è scivolata dietro a comparti più rilevanti nella gerarchia degli interessi societari, come lo stadio nuovo, marketing, brand, merchandising, biglietteria, il tifoso è smarrito, incazzato, pessimista. Diviso. Qualcuno persino tifa contro.

L'estate 2026 ha segnato l'ennesima svolta rivoluzionaria degli ultimi 8 anni: quadri dirigenziali e rosa rivoltati come calzini, altro allenatore, altro giro. Il rimpasto profondo e clamoroso appare più di pancia che di programmazione, più di rabbia che di visione perché Gerry Cardinale è stufo di essere contestato, preso in giro, sbeffeggiato anche dai suoi connazionali per un'operazione - quella del Milan - in cui non ci sono mai state logica, razionalità, diritta via. 

Capisco che sarà per molti una fatica congelare, parcheggiare, dimenticare, ignorare la modestia gestionale di questi anni, ma da domenica sera, 20.45 Torino-Milan, personalmente spero solo che Maignan pari, Gila difenda, Modric costruisca, Ramos faccia gol, Moreira ci sorprenda... Che i rossoneri vincano. E ancora pensare, credere e sperare che arrivi qualche altro rinforzo, poi quello che spendono resta affare loro.

A proposito di questo, credo che Jorge Mendes costituisca una risorsa e non un problema. Certo che, come Raiola e tanti altri procuratori del pianeta, non è un tifoso, se non dei suoi conti bancari. Ma meglio lui di piccoli faccendieri, ricattatori, torbidi manipolatori di cognomi, giocatori, allenatori. Club. Quasi tutte le società, quasi tutti i direttori sportivi, hanno i loro amichetti tra i procuratori: non tutti si lasciano incatenare, intimidire, taglieggiare, ma la dipendenza è spesso legata alla pratica quotidiana. Quindi, a parità di condizioni etiche, mille volte meglio Mendes di altri gatti e altre volpi. Del resto, se non si ha un direttore sportivo non ci sono altre alternative.

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