Leao, un enorme rimpianto. Bene gli acquisti (ne mancano un paio), ma gli esuberi sono errori gravi. Non pressate Cisse
L'ex direttore del GR1 Andrea Vianello ha bacchettato i tifosi del Milan: "Invece di godervi la bellezza del suo talento, avete intasato chat (e social, aggiungo io...) con le critiche ossessive. Io gli dico grazie". Alessandro Nizegorodcew, direttore di "Spaziotennis" e firma del Corriere dello Sport, è stato molto analitico su X: "Rafa Leao ha giocato grandi partite, inaltre è stato comunque decisivo. Ha segnato, fatto assist, spaventato difese e allenatori avversari (...). Per anni è stato uno dei 3 migliori calciatori della Serie A (...). Un giocatore del genere è importante anche quando gioca male (...), per il solo fatto di essere importante condiziona l'avversario (...)".
Sono Rafaeliano, come chi ama gli estrosi, i funamboli, i talentuosi. Leao non ha molti colpi da fuoriclasse, continuità da campione acclarato, atteggiamenti da leader. Anzi, l'indolenza è stata il suo marchio di fabbrica, la leggerezza il suo stile, il sorriso il suo modo. Con le sue 227 partite e i suoi 64 gol, impreziositi da decine di assist in 7 stagioni, è stato senz'altro il più abile risolutore rossonero degli ultimi anni, l'unico in grado di "spaccare" le partite da solo. Tra gol e assist, è nei primi 10 milanisti di sempre. Per quanto io ami e abbia amato le sue doti, non posso non riconoscere che nel tempo non è mai cresciuto come ci si sarebbe aspettato, non ha arricchito il suo bagaglio, ha ciondolato crogiolandosi nel suo talento senza apporvi migliorie. Adesso, diminuendo con l'età l'esplosività nella corsa palla al piede - la sua dote migliore - è destinato a un inesorabile calo, già palesato nell'ultima stagione anche a causa del cambio di ruolo e di tormenti fisici.
Da qualsiasi parte si valuti la storia milanista di Leao, l'opinione resta spaccata: chi ha smesso presto di crederci, chi ci ha sperato fino in fondo. Personalmente, penso a un'occasione sprecata, da lui e dal Milan che - come Leao - in questi anni non ha avuto continuità né dal punto di vista societario, né dal punto di vista tecnico (staff e allenatore). Continuo a credere che con Paolo Maldini in sede, Theo e Rafa avrebbero finito le loro carriere in rossonero. Mi dispiace perderlo, ma bisogna anche prendere atto che l'amore era finito da ambo le parti. E in questi casi entrambe le parti devono voltare pagina.
L'esordio di Torino è stato convincente sul piano dell'atteggiamento, dello spirito, del risultato, meno nella continuità dei 90' perché si sono manifestate nella ripresa falle e debolezze tipiche delle ultime 2 stagioni. Problemi di condizione fisica, ma limiti atavici della difesa. Amorim parla di attenzione e concentrazione, ma ammette una carenza di allenamento: queste componenti potranno in parte diminuire il margine di errore (c'è da sperarlo e di augurarselo), purtroppo però posizionamenti, scelte e in particolare letture, restano gravemente deficitarie. Il mercato negli ultimi giorni potrà tappare qualche falla: non si possono sommergere Cisse, Camarda, Comotto di responsabilità eccessive.
Resta il fatto che quest'estate il Milan ha messo a segno 3 buoni colpi con Ramos, Gila e Moreira, commettendo però gravi errori nella gestione delle uscite. La mancanza di un direttore sportivo si avverte soprattutto nella vendita dei giocatori, per i quali, tra l'altro, ora non capisco bene il perché del pugno di ferro: Amorim avrà anche voluto vederli tutti all'opera, ma se sei arrivato a fine agosto con esuberi importanti come Leao, Tomori, Fofana, Gimenez, la colpa è tua, non loro. Con il risultato che sei costretto a liberartene con formule, condizioni e prestiti poco vantaggiosi. Una lezione che avrebbe dovuto essere mandata a memoria in questi ultimi anni, quando solo Igli Tare è riuscito a monetizzare le cessioni.


