Scesi Furlani e Ibrahimovic, si affolla il carro di Cardinale. Krosche è una buona idea. Dopo la sosta, ripartire da 11 titolari. Sparire in Arabia
Gerry Cardinale è più presente. Gerry Cardinale arriva in elicottero. Gerry Cardinale va in tribuna. Gerry Cardinale va negli spogliatoi, parla con Amorim, mette la testa su tutto. Niente di clamoroso: è così che bisogna fare quando un investimento da centinaia di milioni si dimostra un clamoroso fallimento, nessun comparto escluso. È così che fa una persona intelligente quando prende atto della montagna di errori che ha commesso, a cominciare dalle deleghe. È così che fa un uomo quando è stufo di essere contestato e messo alla berlina, quando ammette di non averci capito niente, ma proprio niente.
Adesso cominciano a salire sul suo carro, a tesserne le lodi, a riconoscere i suoi meriti. Nessuna fatica nel prendere atto con sollievo della sua presa di comando al timone, finalmente, ma i disastri dal 2023 ad oggi non si cancellano con il presenzialismo perché deve essere corroborato da scelte logiche, mirate, a pennello della storia del Milan. In questo senso la scomparsa dai radar di Giorgio Furlani, uscito dai quadri, e di Zlatan Ibrahimovic in altre faccende affaccendato, è un primo significativo passo avanti perché il mondo rossonero si è liberato da due deleteri (dis)turbatori. Adesso la datata idea di ingaggiare Markus Krosche è una buonissima intuizione: è uomo di calcio, ha giocato, ha allenato, è diventato un ottimo dirigente. Manca ancora una volta l'italianità, ma il tassello del direttore sportivo - ancora vacante nel puzzle - sarebbe finalmente incastrato. Il buco di una competenza acclarata sarebbe tappato.
Ruben Amorim sembra essersi convinto che il lavoro di un nuovo allenatore alla guida di una nuova rosa, viene semplificato in maniera esponenziale quanto prima si scelgono gli 11 titolari e intorno ad essi, non senza di loro, si plasmano idee, strategie, filosofia, moduli. Sarebbe stato molto meglio anticipare la svolta in Europa League nell'appuntamento storico con il Benfica, ma pazienza. Oggi abbiamo Maignan, Gila, De Winter, Pavlovic, Chukwueze, Modric, Rabiot, Moreira, Pulisic, Cisse e Ramos. Da qui e da questi bisogna ripartire dopo la sosta, con una o due variabili iniziali e basta. Gli esperimenti, i provini, il casting: tutto finito, grazie.
Tijani Reijnders guadagnerà 100 milioni in 5 anni all'Al-Qadisiya in Arabia. È stato onesto ammettere in un'intervista che i soldi hanno decisamente condizionato la sua scelta: nessuno va in Arabia per stimoli agonistici, per competitività, anzi, sono tutti consapevoli di sparire dal panorama che conta. In questi ultimi anni, in cui quei campionati non sono mai decollati e non sono riusciti in alcun modo a far crescere non solo la qualità, ma nemmeno l'interesse, quelle lande sono diventate la comfort zone di decine di campioni annoiati e senza più ambizioni, senza più voglia di lottare in Europa. Lo sapevamo, Reijnders - uno dei più grandi rimpianti dell'epoca Cardinale, a proposito - ce lo ha solo ricordato.


