Italia, altro anno zero. Fanna: "Il nostro calcio poco credibile, il sistema è distorto"
Il calcio italiano vive un momento sportivamente drammatico dopo la terza mancata qualificazione di fila ad un Mondiale, da parte della Nazionale. Oggi sono arrivate le dimissioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, seguite da quelle del Capo Delegazione Gianluigi Buffono. L'ex calciatore azzurro Pietro Fanna ha parlato a TuttoMercatoWeb.com delle sue impressioni su questa situazione.
Che ne pensa di questo ennesimo fallimento della Nazionale?
"Non dico che ce la siamo un po' costruita, ma quasi. Per arrivare agli spareggi contro l'Irlanda del Nord e la Bosnia ci abbiamo messo del nostro. Doveva venire a galla la verità, che alla fine è arrivata dopo questa ennesima batosta. Questa situazione è la conseguenza di un sistema calcio che è un po' distorto. Sta diventando anche poco credibile, il calcio italiano. Già da qualche anno la Nazionale non ha più la voce in capitolo che aveva ai nostri tempi".
Perché?
"Nei calciatori non vedo più il desiderio che avevamo noi di vestire la maglia Azzurra. Anche perché con tutti gli impegni che hanno ogni 3-4 giorni e le pressioni da parte dei club per centellinare il loro utilizzo in Nazionale, non è nemmeno semplice".
Perché c'è questa carenza di talenti? Oppure ci sono, ma non vengono valorizzati?
"Ci sono, anche se non è facile parlare di 'talenti', visto che nel mondo ce ne saranno 7-8, per il resto non vedo fenomeni in giro. Però vedo dei giocatori con una certa personalità e fiducia nei propri mezzi, che hanno avuto continuità, che non sono stati stoppati a 20 anni. In Europa a 18-20 in tanti giocano già titolari in Champions. Bisogna tornare a dare fiducia ai giovani italiani. Bisogna anche cominciare a mettere più italiani in campo. Rifare tutto il sistema per permettere questo. Ci sono troppi stranieri, fossero tutti bravi... Non dico che siano mediocri, ma al posto di molti di loro gli italiani potrebbero ben figurare".
A capo della FIGC meglio una figura d'esperienza come potrebbe essere Malagò, o magari una figura nuova per questo specifico ruolo, come Marotta, Galliani o un ex calciatore?
"Ci possono stare sia l'uno che l'altro. La parte istituzionale è importante, così come per i cambiamenti servono anche i pareri e le decisioni di figure che hanno fatto la storia di questo sport, come possono essere Maldini, Totti e via dicendo. Gente credibile. Servirebbe una ventata di tecnica, lasciando perdere la parte fisica, che è fin troppo sviluppata nel calcio moderno".
Chi è meglio per il dopo-Gattuso?
"Mi dispiace per Gattuso, ci ha messo anima e corpo, si vede che ha dato tutto sé stesso, ci ha messo un sentimento e la sua faccia. Ha sofferto più lui di tutti quanti per come sente il calcio. Bisogna puntare su chi potrebbe costruire, lavorare con i giovani. Dalla scuola italiana ce ne sono, ma non deve mancare la materia prima, i giocatori che devono crescere anche con la loro personalità. Questo arriva solo attraverso le partite che questi ragazzi devono disputare, in Serie A ed a livello internazionale. Serve rischiare, però".
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