Lopetegui ai Mondiali con il Qatar: "Gli attacchi missilistici? Dura, ma impari a convicerci"
C'è anche Julien Lopetegui a giocarsi l'opportunità di mettersi in mostra ad una Coppa del Mondo: l'allenatore spagnolo è il commissario tecnico del Qatar. Nel corso di un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport l'allenatore ha spiegato che per loro il fatto di essersi qualificati rappresenta "un grande successo", perché la prima cosa da dire secondo lui è "che i qatarioti sono appena 300.000. Di questi non so se arriviamo a 10.000 persone che giocano a calcio", le sue parole. "Un numero bassissimo, e a peggiorare le cose c’è il fatto che tanti dei ragazzi che sono qui con me giocano pochissimo nei rispettivi club, che sono pieni di stranieri", ha aggiunto.
"Un handicap enorme" - continua Lopetegui - ". Il Qatar rispetto ad altri Paesi limitrofi è partito tardi nel processo di assimilazione di talento straniero. Quando siamo arrivati per restare vivi nella corsa al Mondiale dovevamo battere l’Iran che è considerato il Brasile asiatico. Ci siamo messi al lavoro per assorbire rapidamente la cultura sociale e sportiva del Paese con un’idea precisa: capire ciò che potevamo fare", le parole dell'ex Real Madrid che fu vicino al Milan.
Il tecnico racconta: "Questa del Qatar era una sfida enorme a livello professionale e personale: resettare completamente e ripartire da un calcio e da una cultura molto diversi da quelli a cui ero abituato. Potevamo rimanere fuori dal Mondiale dopo la prima partita... È stata un’esperienza bestiale, incredibilmente costruttiva".
A causa di alcuni attacchi missilistici, il Qatar ha saltato alcune amichevoli che erano in programma: "Sì, non la preparazione migliore. Io quando è scoppiata la guerra sono rimasto a Doha, e non ho mai avuto dubbi in proposito" - dice Lopetegui - ": moralmente sentivo l’obbligo di stare vicino ai giocatori, avevo una re- sponsabilità nei confronti del Paese. È dura, fa paura, i famigliari in Spagna erano preoccupatissimi, ma c’è grande organizzazione e impari a convivere con gli allarmi".
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