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La sorpresa è Leonardo, la vera mente della Nazionale. Perché le sue parole allontanano Conte e ManciniTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 16:30Serie A
di Ivan Cardia

La sorpresa è Leonardo, la vera mente della Nazionale. Perché le sue parole allontanano Conte e Mancini

L’advisor di Paolo Maldini ha parlato molto più del dt e di Malagò. Ed è stato lui a delineare l’identikit del tecnico e le idee dietro il progetto
C’è una sorpresa a Milano. Leonardo lo è da quando è stato nominato come advisor di Paolo Maldini, per affiancarlo nella nuova veste di direttore tecnico della Nazionale. Nessuno aveva immaginato che il brasiliano potesse tuffarsi in questa sfida, eppure eccolo lì. La novità è che il suo ruolo “rischia” di essere molto più ampio di quello che farebbe pensare la costruzione gerarchica della Figc, ove in teoria verrebbe dopo lo stesso Maldini e il presidente Giovanni Malagò. Nella prima uscita pubblica del trio, in Lega Calcio Serie A, è stato soprattutto l’ex Paris Saint-Germain a rispondere, specie quando si è trattato di entrare nel merito.

Risponde Leonardo

Chi si aspettava che parlasse soprattutto Malagò è rimasto deluso, almeno davanti ai cronisti. Se l’incontro con i club è stato molto equilibrato, in conferenza stampa il presidente ha aperto e chiuso la conferenza stampa, cedendo il passo alle due figure a cui, in fin dei conti, ha affidato la ricostruzione azzurra. Tutto logico. Meno fisiologico il fatto che del rilancio della Nazionale abbia, tutto sommato, parlato poco Maldini, cioè quello che in teoria ne sarebbe il frontman. L’ex Milan ha raccontato perché ha accettato il corteggiamento e svelato il retroscena su Ancelotti. A entrare nel merito delle idee, invece, è stato l’ex dirigente del PSG. E ha anche dato indicazioni non secondarie sul ct.

“Uno che ragioni come noi”

Se Pep Guardiola è il sogno, perdono un po’ piede le candidature di Antonio Conte - il preferito della Serie A, al netto di Pep - e di Roberto Mancini, che invece i club del massimo campionato non vorrebbero sulla panchina azzurra. Difficile identificare uno dei due come un tecnico con una filosofia giochista vicina a quella esposta da Leonardo, soprattutto il salentino. E poi entrambi sono difficilmente indirizzabili: sono già stati ct, conoscono la macchina anche meglio dei due nuovi dirigenti, vogliono entrare nel merito di tutte le scelte. Pep è molto più vicino a certe idee e, soprattutto, arriva dall’estero, per cui ha evidente bisogno di una direzione tecnica in una cultura che non frequenta da quasi trent’anni, da quando era calciatore. In seconda battuta, ecco Andrea Pirlo: certo, il salto da Guardiola all’ex Juve è complesso, all’indietro. A coprirgli le spalle, però, ci sarebbero Maldini e Leonardo.