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E poi all'improvviso Roberto Baggio: Luce nell'OscuritàTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 06:56Altre Notizie
di Redazione TMW

E poi all'improvviso Roberto Baggio: Luce nell'Oscurità

Riportiamo Benedetto Ferrara sul nuovo libro di Roberto Baggio
E’ comparso sui social all’improvviso, lui che aveva scelto sempre di vivere appartato, un po’ per amore della riservatezza e un po’, forse inconsapevolmente, per proteggere o alimentare il suo essere mito. O forse solo perché il confine tra il presenzialismo e la soddisfazione del proprio piccolo io è troppo sottile per non cercare di evitare sconfinamenti. D’altra parte la fede buddista e l’adesione alla Soka Gakkai per Roberto Baggio non è mai stato un gioco esotico ma una vera e propria scelta di vita che punta alla manifestazione di un grande io, lo stato vitale di buddità, per tenere di parte le piccole e insulse vanità dell’ego. Fatto sta che il divin codino ha cambiato strada e la scelta è stata dettata dalla figlia Valentina, professionista della comunicazione, a cui Baggio ha affidato la gestione della propria immagine. La ragione? Un po’ la gratitudine verso i suoi milioni di fans sparsi in tutto il mondo, un po’ la voglia di raccontare se stesso, le sue sofferenze, le sue vittorie, le sue scelte, i momenti più bui, le rivincite sul campo e la sua scelta di fede, quella che resta il filo conduttore in questa autobiografia piena di aneddoti e di foto emozionanti. Alla base di questo racconto un’idea: Roberto Baggio non è il preferito per questo o quel tifoso, ma il più amato da chi ama il calcio, oltre ogni bandiera. Detto questo, l’autobiografia concede anche un bel po’ di verità. L’addio alla Fiorentina, per esempio, quando Mario Cecchi Gori lo chiamò per dirgli che non gli avrebbero venduto la società se avesse tenuto il suo numero dieci. Firenze scese in piazza per la sua cessione alla Juventus, mentre lui stava chiuso a Coverciano e si rifugiava nella preghiera. Drammatico il racconto dell’infortunio che rischiava di spingerlo fuori dal campo di gioco per sempre a soli diciotto anni. E poi quel “Questo è matto” soffiato verso Arrigo Sacchi e il rigore di Pasadena sparato in cielo. E infine la mancata convocazione del Trap per i mondiali in Corea. Al buio, agli schiaffi presi da, agli errori fatali e alle falsficazioni mediatiche, Baggio risponde sempre con l’arte della preghiera e coi gol. E’ questa la luce nell’oscurità, il titolo di questa autobiografia in cui il divin codino si mostra con sincerità e gratitudine a chi lo ama e lo ha amato. Un uomo vicino ai sessanta grato alla famiglia, agli amici, e forse anche a chi, non amandolo, gli ha reso la vita più difficile costringendolo ad approfondire la sua fede e ad andare avanti nella sua rivoluzione umana. D’altra parte se non avesse rischiato di smettere appena diciottenne quel primo gennaio non avrebbe suonato alla porta dell’amico Maurizio, col quale iniziò a recitare il mantra (Nam-Mio-Ho- Renge- Kyo) per uscire dalle proprie paure e a diventare il campione della gente, il pallone d’oro nel cuore di tutti

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