Un altro portiere eroe: ecco l'iraniano Beiranvand, il senza tetto con due record che fermò CR7
From zero, to hero. Letteralmente. L'ultima storia che arriva dal Mondiale e che fa emozionare come solo la rassegna iridata sa fare è quella dell'iraniano Alireza Beiranvand, l'ennesimo portiere che è riuscito a prendersi la scena in Coppa del Mondo. E pensare che lui in Nord America non doveva nemmeno esserci: osteggiato da un padre che proprio non voleva che il figlio perdesse tempo con il calcio. Una strada troppo difficile e rischiosa per una famiglia cresciuta in una piccola valle del Lorestan, tra le montagne dell'Iran.
A Beiranvand però la forza di volontà non è mai mancata. Non gli mancava quando per guadagnarsi da vivere faceva il pastore, il lavavetri, il pizzaiolo… Il calcio arrivava solo nel tempo libero e soprattutto lontano dal padre che una volta gli "strappò vestiti e guanti" e il calciatore dovette parare a mani nude. Per questo a 15 anni decise che per inseguire il suo sogno sarebbe dovuto andare via da casa in direzione Teheran, cercando a vivere come riusciva, spesso sotto ai ponti.
La svolta arrivò per caso, su un autobus, quando conobbe l'allenatore del Naft Teheran che gli offre l’opportunità di allenarsi con la seconda squadra. Beiranvand la seppe sfruttare al meglio, tanto da arrivare ai vertici del calcio iraniano. Tra le sue caratteristiche c'è soprattutto l'incredibile capacità nei rilanci, tanto che detiene addirittura due record: il rilancio più lungo con le mani mai avvenuto in una partita - 61,26 metri effettuato nel 2016 contro la Corea del Sud in una partita di qualificazione ai Mondiali 2018 - e il rinvio più lungo di sempre - 78 metri, realizzato a Esfahan nel 2019 -.
Ieri non solo è riuscito a mantenere la porta inviolata contro il Belgio, ma ha anche effettuato ventitre parate, undici rilanci completati, sette salvataggi e tre prese alte. Numeri che gli sono valsi il premio di MVP del match. Ma eroe dell'Iran, in verità, Beiranvand lo era già stato, quando nel 2018 riuscì a parare un rigore a nientepopodimeno che Cristiano Ronaldo. Quel ragazzo che fino a pochi anni prima dormiva sotto i ponti aveva vinto il duello con il cinque volte Pallone d’oro.
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