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Farioli: "La Serie A oggi non è nei miei pensieri, nel Porto idee chiare e sintonia"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 18:20Serie A
di Raimondo De Magistris

Farioli: "La Serie A oggi non è nei miei pensieri, nel Porto idee chiare e sintonia"

Francesco Farioli ai microfoni di 'TuttoMercatoWeb.com' ha raccontato il successo ottenuto quest'anno col Porto. Il tecnico classe '89 un anno dopo aver sfiorato la Eredevisie con l'Ajax s'è imposto nella lega portoghese davanti a rivali storiche come Sporting e Benfica. Adesso di lui si parla molto anche in Italia. "Ma la Serie A può aspettare", ha dichiarato il manager toscano che durante questa stagione ha rinnovato coi dragoes fino al 30 giugno 2028. Ci racconti che emozione hai provato nel vincere il tuo primo campionato in una lega importante come quella portoghese? Quanto l’ultima avventura all’Ajax ti ha aiutato a vivere e gestire meglio le ultime settimane di questa stagione? "È stata un’emozione molto intensa, difficile da descrivere a parole. Quando investi tutto te stesso in un lavoro, quando vivi per mesi dentro pressione, responsabilità e aspettative così elevate, il momento della vittoria porta con sé una liberazione emotiva enorme. Ma allo stesso tempo ho capito molto velocemente quanto il calcio sia veloce: due giorni dopo aver vinto eravamo già proiettati verso il futuro, verso la pianificazione della prossima stagione e la ricerca di nuovi margini di miglioramento. L’esperienza vissuta all’Ajax mi ha sicuramente dato molti spunti di riflessione, ma questa stagione al Porto ha avuto sicuramente dinamiche differenti e un ambiente estremamente collaborativo, sempre pronto a dare il massimo supporto a tutto il gruppo di lavoro delle prima squadra. A volte nel calcio si parla solo di tattica o tecnica, ma la parte psicologica ed emotiva pesa enormemente nella gestione di un gruppo di lavoro: la nostra stagione è iniziata con la perdita drammatica di Jorge Costa, non solo una leggenda del Porto ma anche un punto di riferimento per tutti noi all’interno del club. Vedere come tutta la Famiglia Portista, come la chiamo io, si sia stretta e compattata di fronte a questa tragedia, mi ha fatto capire quanto il senso di appartenenza alla comunità sia un aspetto molto importante del nostro lavoro". Vivendo l’Italia da fuori, come ti spieghi questo flop del nostro movimento calcistico a tutti i livelli? “Il calcio italiano continua ad avere una cultura tattica, tecnica e strategica di altissimo livello. Credo però che il calcio europeo stia cambiando molto rapidamente e che oggi servano strutture sempre più moderne, continuità progettuale, intensità elevata e grande capacità di adattamento. Da fuori, la sensazione è che in alcuni momenti il sistema italiano faccia più fatica ad accettare il cambiamento con velocità. Ma questo non significa mancanza di qualità. L’Italia continua a produrre grandi allenatori, grandi dirigenti e giocatori di valore. A volte basta poco per invertire una percezione negativa, soprattutto nel calcio dove i cicli cambiano molto rapidamente". Ti sorprende il fatto che la corsa al prossimo commissario tecnico dell’Italia sembri limitata solo ad allenatori con ben più di 50 anni? Come mai in Italia c’è questa preclusione verso il nuovo? “Non penso sia soltanto una questione italiana. Nei momenti di difficoltà, molti ambienti tendono naturalmente ad affidarsi all’esperienza e a figure considerate più affidabili e rassicuranti. È un meccanismo di autodifesa abbastanza normale nel calcio e nello sport in generale. Allo stesso tempo, però, credo che il calcio abbia bisogno di evoluzione continua. La storia dimostra che spesso il cambiamento arriva proprio nel momento critico, attraverso idee nuove, energie nuove e approcci differenti. Per me non dovrebbe mai essere una questione anagrafica. La vera differenza la fanno la competenza, la capacità di leadership, la visione e la qualità del lavoro quotidiano. Ci sono allenatori giovani straordinariamente preparati e allenatori esperti straordinariamente innovativi. Ridurre tutto all’età rischia di essere molto superficiale". Quando credi ti vedremo allenare in Serie A? “Sinceramente oggi non è qualcosa su cui penso molto. La cosa curiosa è che in questa stagione non sono mai tornato in Italia, nemmeno durante le pause delle nazionali o nei pochi giorni liberi. La mia vita si è completamente modellata attorno al mio lavoro e vivere all’estero per tanti anni è stata un’esperienza umana e professionale incredibile. Forse la vera notizia è un’altra: mi preparo a iniziare la mia seconda stagione consecutiva nello stesso club. A Nizza e ad Amsterdam le esperienze sono durate una sola stagione, per una mia scelta precisa. Qui al Porto si è creata una connessione molto forte con il presidente André Villas-Boas. Abbiamo una grande sintonia nel modo di intendere il calcio, nel modo di sviluppare un progetto e nel tipo di visione che vogliamo costruire. Proprio per questo, onestamente, oggi faccio molta fatica a immaginarmi in un club diverso dal Porto".