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Ma come fa il Tottenham a spendere 200 milioni in un giorno? Lo strapotere della Premier League spiegato in tre lettere: SCRTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Tommaso Bonan

Ma come fa il Tottenham a spendere 200 milioni in un giorno? Lo strapotere della Premier League spiegato in tre lettere: SCR

Non solo per l’Italia. Quello che sta succedendo in Inghilterra in queste ore è la conferma – qualora ce ne fosse bisogno – di quanto la Premier League sia distante dal resto del mondo. Anzi, calcisticamente parlando, il campionato inglese è proprio un pianeta a parte. La dittatura economica del calciomercato d’oltremanica già da tempo non stupisce più, ma paradossalmente il divario con l’Europa si sta addirittura allargando. Oltre ai colpi assolutamente fuori portata per la quasi totalità dei club al di fuori della Premier – tra poco ci arriviamo – ci sono dei dati che fanno paura: al termine della scorsa sessione estiva, infatti, i 20 club del massimo campionato inglese hanno speso sul mercato 3,087 miliardi di sterline, in euro poco più di 3,5 miliardi. Molto più del miliardo e 960 milioni di sterline speso nell'estate 2024, e soprattutto più di quanto speso dai club di Bundesliga, Liga, Ligue 1 e Serie A messi insieme. Quindi, potere d’acquisto smisurato che genera valore nei giocatori (anche se non sempre): circa il 40% dei calciatori più valutati al mondo milita già in squadre inglesi. E come dicevamo poco fa, quello che è successo (e sta succedendo) in queste prime ore della nuova sessione estiva ha del clamoroso. Per intendersi, gli oltre 70 milioni di euro spesi dal Milan per assicurarsi Gonçalo Ramos del Paris Saint-Germain, a confronto, sembrano spiccioli. Ma andiamo con ordine. Fa notizia, come potrebbe essere altrimenti, il nuovo iscritto al “club dei 100”: il signor Elliot Anderson, di ruolo centrocampista e attualmente protagonista al Mondiale con la Nazionale del ct Tuchel, che si trasferisce al Manchester City per circa 136 milioni di euro. Potremmo definirlo un caso extra-ordinario? Certo che no. Nel ristretto club dei milionari, guarda caso, gli altri giocatori (stra)pagati con tre cifre si sono accasati negli anni per la maggior parte in Premier (ad eccezione di sporadiche apparizioni delle solite Real Madrid, Barcellona, PSG e anche Juventus, con Ronaldo pagato 117 milioni nell’estate 2018). Per fare alcuni esempi, oltre ad Anderson, Isak e Wirtz al Liverpool rispettivamente per 145 e 125 milioni, Caicedo al Chelsea per 116 milioni, così come Rice all’Arsenal, fino al più datato Pogba (pagato dal Manchester United alla Juventus ben 105 milioni). E Sandro Tonali? Non ci siamo scordati di lui. Ma qui dobbiamo aprire un altro, imprescindibile capitolo. Che di fatto riassume un po’ quello che tutti si stanno chiedendo, e che ci riporta al nostro tema base: come fa la Premier a spendere così tanti soldi? Gli oltre 60 milioni del Chelsea per Palestra in Italia sono quasi dimenticati, se si considera che il Tottenham si è assicurato dal Newcastle il centrocampista azzurro per 116 milioni di euro, una cifra che ne fa l'italiano più costoso di sempre. Ma allora come hanno fatto gli Spurs ha ad acquistare a poche ore di distanza da Tonali, anche il portoghese Mateus Fernades dal West Ham? Semplice, tirando fuori altri 99 milioni di euro. Che sommati ai 58 spesi per Van Hecke preso dal Brighton, portano il totale a quasi 300 milioni per tre giocatori. Ora, immaginiamo per un attimo il sorriso stampato sul volto di Roberto De Zerbi, reduce da una salvezza conquistata all'ultimo tuffo con la sua squadra nell'ultima stagione, e pensiamo: sarà finita qui? Assolutamente no. E la spiegazione è presto detta. I club inglesi da questa stagione hanno infatti adottato il sistema denominato Squad Cost Ratio (SCR), che si ispira ai parametri UEFA ma introduce limiti più ampi. In pratica, consente alle società della massima divisione di destinare fino all’85% dei propri ricavi ai costi della rosa, inclusi stipendi e spese per i trasferimenti dei giocatori. E in alcune circostanze, grazie a meccanismi di tolleranza, la soglia può arrivare fino al 115%. Al contrario, l’organismo guidato da Aleksander Ceferin impone una soglia del 70% tra costi della rosa e budget complessivo per le squadre impegnate nelle competizioni europee. Ne si deduce che i club di Premier League che non partecipano ai tornei continentali possono disporre di un margine di spesa nettamente superiore rispetto alle rivali europee. E tutto ciò è confermato da quanto visto nei primi 5 giorni di calciomercato. Sulla carta, i nuovi criteri sono stati introdotti in Inghilterra per garantire maggiore competitività interna, ma già da mesi la preoccupazione di alcune leghe europee si è fatta sentire. E se pensiamo a quanto ancora il divario potrà crescere quando mancano due mesi alla fine del mercato…