Ibra è il male del Milan. Leao, un altro strappo. Clausola da 175 milioni, ma ne vale 40. Allegri spacca Napoli. I tifosi contro il suo calcio: è lo scarto di Juve e Milan. Spalletti-Comolli tregua armata: Elkann rischia di fare come Cardinale
In attesa dell’allenatore che verrà, con i dirigenti da scegliere e Ibra a farla da padrone, l’ultimo strappo è quello di Rafa Leao. Il suo addio al Milan è chiaro, tondo e indiscutibile, non ammette replica. Una stagione fallimentare continua a provocare conseguenze che non si riesce bene a capire come e in quanto tempo potranno essere sistemate. Dopo Allegri, Furlani e Tare “esonerati” dalla società, è arrivata la decisione dell’attaccante che ritiene finita la sua storia in rossonero. Dopo sette anni fra alti e bassi, soprattutto moltissime attese, al termine della sua stagione peggiore, mai al centro dell’idea di Allegri che lo vedeva centravanti, tra liti sue e di altri, in un clima che ha reso tutto complicato, Leao ha deciso di provare a rilanciarsi da un’altra parte. Del resto è comprensibile, a 27 anni deve provare a fare l’ultimo step di una carriera dalla quale poteva venire di più per le qualità tecniche del giocatore. La Premier lo corteggia da tempo, sono tante le squadre che potrebbero ingaggiarlo. Lo United lo segue, sarebbe disposto a spendere una quarantina di milioni e qui sorge già il primo problema.
Leao ha una clausola rescissoria da 175 milioni, un contratto che scade fra due anni e un ingaggio da sette milioni netti. Numeri non banali.
Il Milan che farà?
Il giocatore è andato in difficoltà in una annata che ha condizionato tutti, ma è stato comunque il miglior marcatore dei rossoneri con nove gol. Quaranta milioni sono pochi, valutazione rapportata al momento, ma i rossoneri sanno che pur senza svendere, dovranno accontentarsi, sarà difficile arrivare ai sessanta milioni ipotizzati. Si spera nel mondiale. Leao potrebbe anche rilanciarsi con il Portogallo, servirà pazienza, non è un’operazione nel breve anche se club turchi si erano fatti immediatamente avanti ricevendo dei no. C’è sempre l’Arabia, ma il giocatore ha dato la sensazione di voler ancora confrontarsi nel calcio che conta.
Nel frattempo la domanda delle domande è una sola: chi allenerà il Milan?
E qui torna in ballo Ibra, l’unico dirigente sopravvissuto. Lo svedese ancora in sella perchè legato a Cardinale e a Red Bird, come era facilmente prevedibile, non è convinto della soluzione Rangnick. Il manager ha chiesto pieni poteri sull’area tecnica e ovviamente, questo a Ibra non va giù. Lui, con il suo ego smisurato, vuole mettere bocca su tutto, come ha fatto nell’ultima stagione, causando il caos dirigenziale e gestionale. Con Rangnick il rapporto potrebbe durare due giorni. E infatti Ibra si sarebbe messo in contatto con l’agenzia del suo amico scomparso Mino Raiola, per farsi suggerire il nome di un direttore sportivo e di un allenatore della loro scuderia. Tutto bene, mister Cardinale?
Fra oggi e martedì dovrebbe arrivare la risposta di Rangnick, con lui potrebbe andare in panchina Glasner del Crystal Palace. Ora però c’è libero pure Slot esonerato dal Liverpool, ma costa troppo.
Visto quello che è successo, sembra di capire che uno come Ibra, un uomo solo al comando, one man show, faccia fatica a fare il manager. Se Cardinale non lo capisce è logico pensare che alla prima partita storta o per qualche cosa non gradita, Ibra possa ritornare a fare quello che ha buttato all’aria l’ultima stagione. Si decida a fare il direttore sportivo e l’allenatore insieme, in attesa di diventare Dio. Dico questo perché le dinamiche del calcio sono note e senza una catena di comando coesa, sarà difficile per il Milan uscire fuori da questo empasse. Se Rangnick dovesse rifiutare la proposta di Cardinale, vorrebbe dire che ha capito di non poter lavorare in autonomia.
Dal Milan al Napoli e non cessano le polemiche che accompagnano Max Allegri ormai da anni. In attesa della firma che verrà, appena risolte le questioni del licenziamento, la decisione di Aurelio De Laurentiis ha spaccato la tifoseria napoletana. Sono pochi quelli che si aspettavano una scelta del genere. E se è vero che Allegri era già stato cercato l’anno scorso, ma anche nel passato, fra i due c’è feeling, è anche vero che dopo l’ultima stagione trattasi di un allenatore che si porta dietro dubbi e perplessità.
La Juventus lo ha esonerato spinta dalla gran parte dei suoi tifosi, quello che è successo al Milan lo sappiamo bene. Non è quel che si può definire un allenatore in carriera anche se i sei scudetti e la sua storia non sono discutibili. E’ evidente la sua difficoltà, è altrettanto evidente come il suo calcio basato sul “primo non prenderle”, sul “corto muso”, fondato sulle qualità dei giocatori e non sul gioco, sia ormai superato. Faccia fatica a funzionare. Sono gli stessi giocatori a dirlo, non si divertono con quel tipo di calcio. Ma Allegri non sembra adatto neppure al momento storico del Napoli che ha bisogno di un rinnovamento, di uno svecchiamento, e probabilmente non ci saranno cento milioni da mettere sul mercato.
E allora? Forse Adl aveva dato la parola ad Allegri, quasi sicuramente è convinto che con i suoi consigli potrà tornare ad essere il vincente che è stato. Resta una bella sfida, poco comprensibile soprattutto se l’alternativa era Italiano, un allenatore che fa un calcio opposto a quello di Allegri.
Ultima criticità è quella in casa Juve fra il Dg Comolli e Luciano Spalletti. Nel vertice voluto dall’allenatore davanti a John Elkann, è stato ribadito che la Juve che verrà dovrà essere costruita in armonia da tutto il management. Spalletti avrà il diritto di condividere le scelte sul mercato, Comolli dovrà comprare soltanto giocatori graditi all’allenatore e non come ha fatto nelle due ultime sessioni. Servono cinque innesti, calciatori da Juve, di grande personalità.
Tutto bene? Sulla carta non c’è dubbio, ma visto che i due non si amano e hanno poco da condividere, Elkann deve sapere di essersi esposto a un rischio enorme. Ma si capirà presto, Spalletti non è certo un allenatore da compromessi. Se la Juve vuole tornare a vincere servono solo giocatori “spallettiani”.
Elkann, se non lo sa, si faccia dire cosa è successo quest’anno nel Milan a proposito di accordi e disaccordi.
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