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La Juventus s'è incartata sulle due trattative più importanti dell'estate e Spalletti ha svestito i panni del tecnico aziendalista. Per 'travestirsi' da Antonio ConteTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

La Juventus s'è incartata sulle due trattative più importanti dell'estate e Spalletti ha svestito i panni del tecnico aziendalista. Per 'travestirsi' da Antonio Conte

Ricordate Antonio Conte dopo Verona-Napoli 3-0? Era il 18 agosto di due anni fa e il tecnico leccese, appena dopo le scuse pubbliche, sbatté i pugni sul tavolo di De Laurentiis per chiedere rinforzi. Una squadra molto più competitiva. Quella sconfitta fu probabilmente la svolta per la successiva cavalcata Scudetto, Conte pubblicamente e privatamente scontento per la rosa a disposizione ottenne quattro acquisti nelle ultime due settimane: arrivarono Gilmour e Neres, soprattutto Lukaku e McTominay. Superfluo sottolineare quanto quegli acquisti siano stati importanti per la vittoria finale, soprattutto gli ultimi due. E quanto quelle richieste di Conte fossero prevedibili: fanno parte del personaggio, sono parte integrante di un pacchetto tanto dispendioso quanto vincente. Sopportabile (anche economicamente) solo fino a un certo punto. Quasi sempre non oltre i due anni. Luciano Spalletti nei suoi trascorsi alla Roma (ma anche dopo) è invece sempre stato etichettato come un allenatore diverso. Aziendalista. Nella Capitale insidiò la Juventus con una rosa che non era all'altezza di quella dei bianconeri, all'Inter accettò una squadra in ricostruzione per poi esser silurato sul più bello (rimpiazzato da Conte, appunto). A Napoli arrivò in un'estate in cui De Laurentiis - proprio come in queste settimane - praticamente non fece mercato. Lo Scudetto il secondo anno arriverà anche dopo addii importanti e la sessione di mercato più riuscita di sempre, anche grazie a quel Khvicha Kvaratskhelia che oggi al Paris Saint-Germain ha l'ambizione di vincere il Pallone d'Oro. Sarebbe meritato... Ma torniamo a Luciano Spalletti, a un tecnico che da quando è alla Juventus sembra sentire il peso del 'vincere è l'unica cosa che conta'. Che oggi quando parla di mercato è pronto a puntualizzare una volta sì e l'altra pure le sue richieste. Se necessario la sua insoddisfazione. Su Guglielmo Vicario la Juventus s'è incartata, il tecnico di Certaldo voleva Alisson o il Dibu Martinez. E anche dopo che la Juve ha chiuso l'operazione col Tottenham l'allenatore bianconero non ha fatto nulla per nasconderlo. E il centravanti? Altra lunghissima telenovela. Spalletti voleva sia Randal Kolo Muani che Dusan Vlahovic (o un 9 dello stesso valore). La Juve a una settimana dal 1° settembre è ancora a metà dell'opera. Lo Spalletti di qualche anno fa si sarebbe accontentato, avrebbe provato a rilanciare Jonathan David e a farsi andare bene un calciomercato da oltre 100 milioni d'investimenti in cui Carnevali ha trattenuto tutti i big. Quello di oggi invece non lesina critiche all'acquisto più costoso dell'estate: "Se Kolo Muani non gioca da due anni ci sarà un motivo". Solo una partita e già una grandissima stroncatura. L'ennesima occasione per sottolineare che la rosa è incompleta, per mettere pressione a dirigenza e proprietà. Lo Spalletti di oggi è insomma un altro allenatore rispetto a quello di qualche anno fa. E' quello che forza la mano, che sbatte i pugni sul tavolo perché non può e non vuole sottrarsi dalla lotta per il titolo, ma farà di tutto per affrontarla anche con Kessié e Sorloth (meglio di Zirkzee...) Spalletti sa che alla Juve al massimo si concedono seconde occasioni, che se le cose non dovessero andare per il verso giusto perderebbe forse l'ultima grandissima occasione per vincere un altro Scudetto. Sa che non può fallire perché alle sue spalle c'è un'ombra molto ingombrante: è quella di Antonio Conte. Quello vero.

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