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tmw / napoli / Le Interviste
Panchina Napoli, Marino: "Serve istruttore che cresce insieme alla squadra. Ecco chi mi intriga"
Oggi alle 22:00Le Interviste
di Antonio Noto
per Tuttonapoli.net

Panchina Napoli, Marino: "Serve istruttore che cresce insieme alla squadra. Ecco chi mi intriga"

"Credo che il Napoli, per quanto riguarda Sarri, sia arrivato quando lui si era già impegnato con l'Atalanta e Giuntoli".

Su Radio CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “Calciomania” è intervenuto il dirigente sportivo Pierpaolo Marino: "L'addio di Conte poteva essere previsto: con allenatori così importanti non è mai da escludere un cambiamento di obiettivi. Mi preoccupa però il contesto in cui si è svolto il finale di campionato: c'era troppo silenzio intorno a lui, sembrava quasi un uomo solo al comando. Personalmente però mi aspettavo salutasse a fine stagione; nel calcio moderno basta una partita persa per cambiare programmi che sembravano consolidati per anni.

Conte in queste due stagioni ha fatto qualcosa di straordinario. Reputo la sua missione a Napoli ampiamente positiva, se pensi a come era arrivato, dopo un decimo posto e tre allenatori in un anno. Lui ha ricostruito dalle ceneri, dopo la partita con il Verona è salito al primo posto e non si è fermato più. Quest'anno ha vinto una Supercoppa e se arrivasse secondo avrebbe fatto qualcosa di incredibile, visti i tanti infortuni. Certo gli si può recriminare la gestione dei problemi fisici, ma non è solo la preparazione che crea un infortunio, dunque la colpa non va addossata solo a lui, ci sono molti fattori. Un tendine ad esempio te lo rompi in azioni molto violente, non calciando un rigore. Per quanto riguarda il percorso in Champions League, sono usciti prematuramente dalla competizione anche tanti club blasonati. Ad esempio il PSG qualche anno fa spendeva sempre tanto ed usciva spesso alle prime fasi. Mi avrebbe fatto piacere vedere questa squadra al completo per tutta la stagione, in quanto la rosa mi sembra costruita molto bene.

Rammarico? No, io l'ho vissuta sulla mia pelle. Quando crei qualcosa di buono e poi ti iniziano a dare del dittatore, succede il caos, perché quello è il momento in cui a nessuno sta bene ciò che sta accadendo.

Credo che il Napoli, per quanto riguarda Sarri, sia arrivato quando lui si era già impegnato con l'Atalanta e Giuntoli. Magari può trovare più stimolante andare a lavorare in un ambiente nuovo, in un contesto come quello della Dea, molto virtuoso, con un grande settore giovanile. I Percassi sono persone molto competenti e la squadra ha una buona base economica, grazie al fondo che ha rilevato il club. La piazza poi è una di quelle che non crea pressioni a squadra e tecnico. Non è detta però l'ultima parola, finché non arriva l'ufficialità bisognerà verificare.

Allegri è un mio grande amico, un giocatore che ho scoperto io portandolo a Pescara da Livorno, vendendolo poi al Cagliari. Penso sia un ragazzo di un'intelligenza straordianaria, con una grande esperienza e che basa il suo lavoro sul dialogo; credo sia un'opzione validissima. Se però arriverà a Napoli con l'etichetta dell'allenatore non spettacolare, tra i tifosi sarà un problema. Per me la perfezione è il connubio tra risultati e bel gioco, ma molto spesso queste due cose non coincidono e una va a discapito dell'altra.

Italiano è stato uno dei giocatori con cui ho trattato per farlo venire a Napoli, quando eravamo in Serie B. Per me è una persona straordianaria ed un allenatore bravissimo. Bisogna capire se si voglia il risultato o il bel gioco. Lui ha un gioco buonissimo, ma andrebbe corretto per renderlo produttivo al massimo. Spesso per ottenere il bel gioco mette in secondo piano la fase difensiva. A Bologna ha fatto un buon passo in avanti rispetto a Firenze, ma chissà se riuscirà ad andare oltre.

Il mio nome per la panchina? Servirebbe non un allenatore-manager, ma un istruttore che cresca insieme alla squadra, portando avanti una politica sostenibile. A me intriga molto Fabio Grosso, per quello che ha fatto con il Sassuolo. Non andrei su tecnici esteri, che ci mettono tempo per ambientarsi e spesso non capiscono le dinamiche del nostro campionato; un esempio su tutti è Luis Enrique alla Roma".