Vocalelli: “Conte senza panchina è un paradosso! Il calcio italiano si priva di un'eccellenza”
Alessandro Vocalelli, firma de La Gazzetta dello Sport, ha parlato di Antonio Conte, per ora senza panchina, nel suo editoriale: "Ci stiamo abituando all’idea. Ma se ci pensate, non è che sia una cosa tanto normale. È come se, quando erano in piena attività, Alberto Tomba o Valentino Rossi si fossero presi un anno di stop. È come se Sinner oggi annunciasse non di voler saltare un grande appuntamento, ma di aver deciso di star fermo per dodici mesi. È come se la Ferrari, magari per stanchezza o mancanza di forti motivazioni, decidesse di disertare la Formula 1 per un’intera stagione. I paragoni potrebbero anche sembrarvi un po’ arditi, e forse lo sono, ma non c’è dubbio che Antonio Conte — perché è di lui che stiamo parlando — oggi rappresenti per il suo movimento un’eccellenza assoluta. Nessuno, nella storia del calcio italiano, aveva mai vinto tre scudetti con tre squadra diverse. Ci era riuscito solo Fabio Capello, prima che gli venissero revocati i titoli con la Juventus. Dunque oggi, sull’Almanacco, c’è soltanto il suo nome.
Quello di Antonio Conte, che con tutta una carriera davanti, e dunque con la possibilità di migliorare il suo record straordinario, può già vantare un percorso forse inimitabile. Frutto di un lavoro, un impegno — fatto di idee e applicazione — superbo. E stiamo parlando di un professionista ancora giovanissimo, che ha dieci anni di meno di tanti suoi colleghi giustamente ancora in primissima fila. Conte è arrivato alla Juve e al primo anno si è laureato campione d’Italia. È andato all’Inter e al secondo tentativo ha fatto centro. Ci ha riprovato al Napoli e al primo colpo è andato a bersaglio. Insomma, una garanzia assoluta di successo. E allora, tornando agli esempi iniziali, viene da chiedersi: ma come è possibile che uno così stia fermo? Il calcio italiano, ed è una provocazione, è davvero così ricco di talento da poterne fare a meno, da lasciarlo in poltrona? Direte: ma se è una sua scelta, cosa vuoi farci? Magari anche questo è vero, ma il dubbio che nessuno gli abbia proposto un progetto, un programma all’altezza è altrettanto forte. Forse perché Antonio Conte, da tanti punti di vista, è impegnativo. E non solo per una questione economica, perché in un calcio che muove centinaia di milioni di euro, in cui i fatturati valgono cifre a più zeri, non può essere la differenza tra il suo ingaggio e quello di tanti altri colleghi a fare la differenza. Anche perché Conte è un moltiplicatore non solo di successi ma anche di introiti. Tutti ricordano, ed è verissimo, che l’Inter fu capace di ripartire dopo aver venduto Lukaku ed Hakimi a quasi 200 milioni.
Ma con chi, se non grazie a chi, avevano dimostrato di poter valere così tanto? È solo un esempio, per dire che vincere ti regala anche soddisfazioni economiche non indifferenti. La realtà è che uno così non solo è impegnativo dal punto di vista economico, ma ti chiede ancora di più, molto di più, dal punto di vista dell’autonomia. E la cosa all’inizio magari va bene, poi rischia di diventare faticosa da gestire. Meglio, per essere chiari, lasciarlo andare, con il suo carico di ambizioni. O evitare di fargli la classica telefonata: ma non è che te la sentiresti... Fatto sta che si può arrivare a metà luglio, anche di più, con le squadre in ritiro e con Antonio Conte al mare. A lui probabilmente sta anche bene così, perché — dopo aver consumato davvero mille energie nel corso di una o due stagioni — può aver bisogno di una pausa. Anche di riflessione. Resta però il pensiero che dovrebbero fare tanti altri e il mondo del calcio, quello italiano in particolare: ma davvero possiamo permetterci uno spreco del genere? Siamo talmente forti, attrezzati, da poter accettare l’idea che Conte stia comodamente in poltrona a osservarci? Se Sinner facesse altrettanto — un anno a rigenerarsi al mare o se preferisse in montagna — ce ne faremmo così serenamente una ragione?".


