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Da 0 a 10: il dato terrificante, lo scambio Haaland-Lucca, la storia di Lang e del ciuccio  e Alisson alla braceTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 20:42Copertina
di Arturo Minervini
per Tuttonapoli.net

Da 0 a 10: il dato terrificante, lo scambio Haaland-Lucca, la storia di Lang e del ciuccio e Alisson alla brace

Napoli-Arsenal, il nostro da 0 a 10: il dato terrificante, lo scambio Haaland-Lucca, la verità di De Bruyne e Alisson alla brace

Zero al recidivo Noa. Mandato in esilio turco da Conte, proprio per atteggiamenti mal digeriti dal Sergente Antonio, fa come Achille Lauro: ci è cascato di nuovo. Sbattuto in tribuna, accanto a Manna, per comportamenti non idonei prima di un big match di Champions. In pratica: si è infuriato con Vergara per un passaggio sbagliato in allenamento. Purtroppo gli antichi adagi non invecchiano mai: com’era la storia, del sapone, della testa, del ciuccio e del lavarlo? 

Uno il gol preso, ma in almeno tre altre occasioni l’Arsenal ha divorato occasioni clamorose: con Saka nel primo tempo, Madueke e Hincapié nella ripresa. Giusto, dunque, sottolineare i segnali positivi, ma per amor del vero bisogna tener conto che è stato casuale come trovare parcheggio davanti al ristorante il sabato sera uscire dalla partita con un solo pallone raccolto dalla porta.

Due gare e poi la sosta, i pensieri, i turbamenti, le ferite da leccare, i rimpianti da combattere e tutto ciò che porta una pausa di riflessione. Il Napoli ha delle carenze, dei vuoti di sceneggiatura, delle problematiche croniche di infortunio che difficilmente saranno superabili. Bisogna ricorrere all’arte dell’arrangiarsi, del rattoppo, del rammendo: non certo ciò che ci si aspettava nell’anno del centenario.

Tre sconfitte nelle prime quattro, non capitava da 26 anni. E 26 anni sono una porzione di tempo sufficiente per raccontare l’eccezionalità dell’accaduto, che poi tutto va contestualizzato, e siamo d’accordo. Era l’anno 2000, in panchina del Napoli c’era Zeman, al cinema Russell Crowe ridestava gli animi di tutti con l’inferno da scatenare ad un suo segnale e i Lunapop cantavano “Un giorno migliore”. Proprio quello che bisogna aspettare. 

Quattro centrocampisti, ne giocano tre. Allegri alla vigilia aveva bollato la questione in maniera troppo approssimativa, quando sarebbe stato interessante parlare della soluzione del doppio play, di come De Bruyne si sarebbe inserito in questo sistema, quale era l’idea alla base della strategia utilizzata. Nel pallone, come nella vita, non basta sapere quanti sono a tavola: sarebbe utile capire pure chi cucina, chi apparecchia e soprattutto chi paga il conto

Cinque ad Alisson, più fumoso di un lunedì di Pasquetta in campagna con le braci assolute protagoniste della questione. In almeno quattro ripartenze, con compagni meglio piazzati, abbassa la testa e cerca la giocata individuale. Finisce puntualmente per perdersi dentro al suo stesso fumo, come chi si avvicina alla griglia convinto di trovare una salsiccia e torna indietro con gli occhi che lacrimano e la maglia che sa di carbonella.

Sei e mezzo a Rafa Marin, che, nella serata in cui tutti si aspettavano che deragliasse, gioca probabilmente la sua miglior partita in maglia Napoli. Solido, attento, con la fiducia crescente a caccia di qualche anticipo. In lui la gente riponeva la stessa fiducia che si concede a un ombrello comprato per cinque euro mentre fuori viene giù il famigerato  pata pata 'e ll'acqua: l’unica domanda era capire dopo quanti minuti si sarebbe rotto. E invece Rafa non si rompe ed evita che la squadra finisca totalmente fradicia. 

Sette assenze possibili per la sfida al Bologna, ci risiamo. Alisson, Anguissa e Meret alle prese con infortuni muscolari, la grande iattura del Conte bis. Si diceva dei metodi di Allegri, della dolcezza degli allenamenti che tutelavano i calciatori, ma evidentemente i problemi sono anche altrove.  Cambiano gli allenatori, i preparatori, i carichi di lavoro, ma l’infermeria continua ad avere più traffico del lungomare nel primo caos dovuto all’America’s Cup.

Ottonove, il minuto in cui De Bruyne si trova di fronte ad una scelta fondamentale: di fronte la porta, un angolo troppo stretto, dall’altra parte il ricordo di una giocata codificata per un decennio. L’attaccante che dovrebbe attaccare il secondo palo, in passato un Cannibale come Haaland, ieri uno in astensione dal cibo come Lucca. L’errore chissà dove sta, forse nel mezzo, ma è un’altra sliding Doors come quella di Anguissa a San Siro. Al Napoli stanno mancando tante cose, in primis la lucidità nei momenti decisivi. 

Nove una virga e un sessantatrè: ovvero 9,63 di XG concessi dal Napoli in queste prime quattro partite, con una media a gara di 2,4. Forse è questa la fragilità che preoccupa maggiormente, perché è vero che la matematica non sarà mai il mio mestiere, ma quando concedi così tanto agli avversari prima o poi la matematica viene a bussare alla tua porta col conto salato da pagare.

Dieci a Costantino Favasuli da Reggio Calabria. Dieci ai suoi occhi luccicanti per l’emozione, alla sua voglia di non sprecare nemmeno un secondo di quelli che Allegri gli aveva concesso. Alla voglia, alla fame, all’energia che, se fosse virale, in quello spogliatoio avremmo risolto gran parte dei problemi della squadra. Entra come entrano i bambini al luna park quando finalmente gli staccano il biglietto: vuole salire su tutte le giostre, contemporaneamente. Corre, rincorre, si propone, torna indietro, poi riparte. Come se qualcuno dovesse improvvisamente avvisarlo che il sogno è finito e allora tanto vale consumarlo tutto, fino all’ultimo centimetro d’erba.

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