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Da 0 a 10: l’ammissione scioccante di Manna, il tremendo errore con Favasuli, la canottiera di Lucca e l'unica speranza di AllegriTUTTOmercatoWEB
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ieri alle 23:59Copertina
di Arturo Minervini
per Tuttonapoli.net

Da 0 a 10: l’ammissione scioccante di Manna, il tremendo errore con Favasuli, la canottiera di Lucca e l'unica speranza di Allegri

Napoli-Bologna, il nostro Da 0 a 10: l’ammissione scioccante di Manna, il tremendo errore con Favasuli, la canottiera di Lucca e l'unica speranza di Allegri

Zero offerte concrete e Lucca e Lang sono rimasti al Napoli. La confessione scioccante arriva da Giovanni Manna, che parlando di Gabriel Jesus dice: “Abbiamo provato a prenderlo, ma non siamo riusciti a liberare spazio”. Quello spazio ha la faccia di Lorenzo e Noa, che evidentemente Allegri avrebbe ben volentieri salutato, ma che si è dovuto tenere per questioni aziendali. Come quando decidi di cambiare il divano, ma quello vecchio non passa dalla porta: il salotto resta occupato e il corriere se ne torna indietro. 

Uno a zero, ma il Napoli nel secondo tempo ha fatto tutt’altro che male. Si dirà del Bologna, della sua debolezza, ma l’intensità messa dagli azzurri è stata notevole, così come le occasioni sprecate: De Bruyne e Hojlund nel primo tempo, il forcing incessante nella ripresa e quella fortissima convinzione di riuscire a trovare il gol che sbloccasse il match. Si possono muovere tanti appunti al Napoli di Allegri, ma la squadra sta col tecnico. E non è una cosa da poco.

Due tappeti rossi srotolati come al Festival del Cinema di Venezia per Lucca, che davanti ai riflettori però si schernisce, c’ha il blocco dell’attaccante. Due occasioni che chiedevano soltanto smoking, papillon e fotografia sul red carpet, lui invece arriva con le infradito e la canotta e finisce per sgattaiolare dall’uscita di servizio. Lorenzo tentenna, spreca, con quella sensazione di chi davanti alla porta comincia a pensare troppo e per un centravanti pensare è spesso il modo più veloce per indurre i tifosi a invocare divinità apotropaiche. “Cintura nera de come se schiva la vita”.

Tre punti, di Corto muso ma il risultato andrebbe pure analizzato. C’è un pregiudizio insopportabile su Allegri, un’etichetta che sarà impossibile da staccare dalla panchina del tecnico. Mai nella vita avrei pensato di dover difendere Max, ma credo si stia cavalcando un’onda pericolosa e, soprattutto, poco utile all’analisi critica. C’è un passaggio meraviglioso in The Young Pope di Sorrentino in cui Lenny Belardo dice: “Il mio peccato, ed è un peccato immenso, è che la mia coscienza non mi accusa di niente”.  

Quattro i posti in Champions, ad oggi l’obiettivo del Napoli non può essere più alto di quello. È una rosa con troppe assenze, tra infortuni e carenze, per pensare di poter alzare il tricolore. Bisogna saperlo riconoscere, bisogna saperlo raccontare, bisogna avere l’onestà di prenderne atto. Ci sono troppi esperimenti, incognite, vuoti di sceneggiatura che parlare di scudetto sarebbe poco rispondente alla realtà.

Cinque e mezzo a Lang, che dura una decina di minuti. Promette di spaccare il mondo, ma alla fine Entra con la faccia di chi vuole prendersi la partita, un paio di accelerazioni fanno alzare il volume del Maradona, poi si spegne come le luci di un locale quando è ormai ora di andare a casa. Lo paragonerei ad un Caffè Sospeso, una promessa all’umanità che, nel caso di Noa, non viene mai pienamente mantenuta. E la bocca resta amara.

Sei punti in classifica, giusto per ragionarci un attimo. Per rifiatare, dopo tre partite in apnea. La Juve arranca, il Milan non brilla, pure il Napoli fatica. È un campionato che deve ancora regolarizzarsi, metter sul tavolo le carte e capire le gerarchie. Il marmo è il punto di partenza, lo scalpello è lo strumento per forgiarlo. Sudore, serve sempre il sudore per innaffiare i sogni. E delle risposte concrete di Allegri sul piano tattico.

Sette a Kevin, quello diverso da tutti gli altri, De Bruyne. C’è un momento della gara in cui mette un cross di esterno destro, che manderebbero altri al pronto soccorso, lui lo fa con una regalità che è una bellezza assoluta per i cultori dei dettagli. Le speranze del Napoli sono legate alla sua crescita, alla sua voglia di ampliare le argomentazioni del suo calcio, esplorare nuove zone, valicato le rive delle sue zone di comfort ed immischiarsi anche nel lavoro sporco. Che assolve però, con una eleganza che è insita nel pedigree. Noblesse oblige.

Otto al coraggio di Allegri, che all’intervallo fa due cambi. Che non attende, non si lascia vincere dal suo grande difetto: l’essere conservatore. Max vince la battaglia con la propria natura, indovina i cambi, pesca il Jolly Favasuli, si infuria con Lucca nel finale dando via al solito show dei minuti finali. Ha dei limiti, ma riflettiamo anche sulle assenze e su una rosa strutturalmente carente. Prima della gara tutti sobillavano: “Prendete il salvagente... Questa sera c’è aria di burrasca!”.  Allegri l’ha scongiurata.

Nove a Robtka, l’uomo che decide il match. Lobotka è custode, amministratore, imbianchino, elettricista, giardiniere: non esiste materia che non gli competa nel condominio azzurro. Tutto inizia e finisce con lui, che si diverte pure a piazzare il destro della vittoria dopo una gara da scienziato del pallone. Si balla sempre come vuole Stan. Con la musica che mette Stan. Al ritmo che mette Stan. Impressionante che scrivere impressionante nemmeno rende l’idea. 

Dieci alle spugne di tutto il mondo, a quelli che osservano, studiano, cercano di capire. Che non credono di avere in tasca un sapere assoluto, che si migliorano ogni giorno imparando dai migliori. Favasuli è commovente nell’approccio, ancor di più nelle dichiarazioni post gara. Ma non commettiamo l’errore di farne uno solo cuore: Costantino è forte, davvero forte, con tecnica, dribbling e visione di gioco. È una spugna, sì, ma quando la strizzi esce calcio. Un balsamo per gli affanni del Napoli.

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