Cazzullo su Sal Da Vinci: "Canzone da matrimonio della camorra"
“Cari lettori, Se al festival di Sanremo di settant’anni fa qualcuno avesse portato una canzone banale e scontata come quella di Sal Da Vinci, l’avrebbero bocciata sonoramente. Non si tratta di essere contro il popolo". Così Aldo Cazzullo attraverso le colonne del Corriere della Sera, parla di Sal Da Vinci e del Festival di Sanremo: «Nel blu dipinto di blu» era una canzone popolarissima. Ed era, anzi è, una canzone meravigliosa, che esprimeva quel preciso momento storico, l’inizio del miracolo economico, e quindi la fiducia nella vita e nel futuro. «Per sempre sì» potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale. Certo, anche in passato abbiamo sentito a Sanremo canzoni nazionalpopolari, o se preferite popolaresche, che vellicavano i sentimenti più facili, e pazienza se poco sinceri, dall’amore eterno all’orgoglio nazionale. Però avevano il buon gusto di fare arrivare seconde.
O persino quinte, come «L’italiano» di Toto Cutugno, che era comunque meglio di «Italia amore mio» di Pupo e del principe Emanuele Filiberto, che a sua volta era meglio di «Per sempre sì» di Sal Da Vinci. Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica. Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la Nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell’opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo”.






