ESCLUSIVA PARMALIVE - Barbuti: "Mi rivedo in Amauri, Cerri può arrivare ai massimi livelli"
Di attaccanti validi in maglia crociata ne sono passati parecchi, ma pochi sono rimasti nei cuori dei tifosi ducali come Massimo Barbuti, centravanti del Parma che ottenne la promozione in serie B nel 1983-84. Bomber di razza, nei tre anni in gialloblu ha instaurato un legame viscerale con la piazza. La redazione di ParmaLive.com l'ha contattato per ricordare le sue gesta e analizzare l'attuale reparto offensivo della squadra.
Buongiorno Barbuti, di cosa si occupa attualmente?
"Ho un'azienda di comunicazione web e cartacea da quattro anni a Parma. Fortunatamente le cose vanno bene. In più il sabato e la domenica faccio l'osservatore per il Parma".
Lei è stato al Parma dal 1982 al 1985. Cosa ricorda di quell'esperienza?
"Logicamente sono stati tre anni molto belli, tanto è vero che poi ho messo radici qui. Ho dato e ricevuto tanto, è bello vedere di esser rimasto nel cuore".
Quale il ricordo più bello?
"Sicuramente la cavalcata per la serie B. Eravamo una squadra abbastanza giovane, che giocava un ottimo calcio. Ricordo, soprattutto nelle ultime partite, che il Tardini era sempre pieno. Fra le partite, scelgo senza dubbio la vittoria per 4-1 sul Vicenza, che era avanti a noi di un punto: andammo a vincere sul loro campo, dandogli una lezione di calcio. Ma ricordo benissimo tutte le partite".
E la rete più bella?
"Contro il Padova nel 1982. Una rete molto tecnica. Superai un avversario con un sombrero, mi portai avanti la palla di testa e calciai di controbalzo. Ero soprattutto un uomo d'area di rigore, giocavo con affianco Ascagni e Mariani che mi davano i rifornimenti, ma qualche rete di ottima fattura la feci pure io".
Ha avuto un legame molto forte con città, società e tifosi, come testimoniato dalle memorabili esultanze sotto la curva: cos'ha di speciale Parma?
"Sai, sono quelle cose che senti a pelle, è difficile da spiegare. Il primo giorno che sono arrivato a Parma, capii subito che poteva essere la mia città. Ho giocato tanti anni al Sud, ma non avevo mai sentito le stesse cose. Mi hanno conquistato la gente e l'ambiente: qui si vive bene, le persone ti danno tanto ed è una città a misura d'uomo. Eppure all'inizio le cose non andarono bene: appena arrivato, mi dovetti operare e partii in ritardo. Però riuscii a fare 10 gol e i tifosi iniziarono ad apprezzarmi. Il secondo ne feci 17 e conquistammo la serie B. Comunque non sono l'unico ad essere tornato a vivere a Parma, so di tanti altri calciatori passati di qui che hanno fatto lo stesso. Parma è Parma, anche se è un po' cambiata rispetto al passato".
Un giudizio sugli attuali attaccanti crociati? Partiamo da Amauri...
"E' un attaccante molto buono. Avrebbe probabilmente bisogno di certi tipi di rifornimenti: sa anche attaccare la profondità, ma è soprattutto un uomo d'area che dà il meglio sui palloni che spiovono dagli esterni. Mi ricorda un po' me, a lui però manca un Mariani, altrimenti avrebbe fatto molti più gol. Comunque ne ha fatti e pure di ottima fattura. Per il Parma è un signor giocatore".
Belfodil.
"E' molto bravo, anche se chiaramente deve ancora migliorare e crescere. Ha buona tecnica e un'ottima coordinazione nel colpo di testa. Ha già fatto diversi gol e la sua quotazione è decisamente buona. Bravo il Parma che lo ha valorizzato".
Sansone.
"E' la tipica seconda punta, molto brava in contropiede e con spunti interessanti. E poi questo ragazzo fa gol. Grazie al direttore Leonardi, uno dei migliori in Italia nel suo ruolo, e al presidente Ghirardi questo talento ce l'ha il Parma: i tifosi devono essere loro grati per quanto hanno fatto per la società, salvandola e facendo quadrare i conti, che non è semplice".
Sempre a proposito di attaccanti, avrà visto sicuramente Cerri, gioiellino del vivaio. Dove può arrivare?
"L'ho visto per la prima volta quattro anni fa nei Giovanissimi. Se non diventa un giocatore Cerri, allora vuol dire che di calcio non capisco niente. Ha fisico, tecnica, determinazione e carattere, non gli manca niente. Bisogna solo avere pazienza, ha grandi potenzialità e può arrivare ai massimi livelli, se non si perde via. Per ora è sulla buona strada, mi sembra un ragazzo a posto. L'importante è avere la testa giusta e la voglia di arrivare. Se posso dargli un consiglio, gli dico di continuare a lavorare, di rimanere umile e coi piedi per terra".
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