Cardone a PL: "Auguro tanta fortuna a Barone. M'ispiro a tutti i tecnici che ho avuto, Prandelli il top"
Intervenuto ai nostri microfoni, l'ex capitano del Parma Beppe Cardone, ora allenatore degli Juniores Nazionali della Pro Sesto, ha così parlato della sua nuova avventura da tecnico: "Ringrazio la Pro Sesto che mi ha dato quest'opportunità, sarà una bella esperienza. Quando ho smesso di giocare nel 2009, complici le situazioni dell'ultimo anno, ero veramente saturo. Non avevo l'entusiasmo giusto per intraprendere questa nuova carriera, e quindi sono rimasto completamente fuori dal mondo del calcio. Avrei fatto solo danni. Ora invece mi è tornata la voglia, anche se sono consapevole del fatto che aver giocato a calcio non significa automaticamente essere un bravo allenatore: può diventare un valore aggiunto solo se capisci che fare l'allenatore è un'altra cosa".
Sei emozionato all'idea di tornare oggi a Collecchio in veste di avversario?
"Emozione è un termine troppo grosso per quella che è la valenza della partita, si tratta pur sempre di un'amichevole. In ogni caso, ai ragazzi sto cercando di far capire che non esistono amichevoli. Solo in Italia, ahimé, siamo abituati a fare figuracce dappertutto in amichevole, anche con le squadre di alto livello. Negli altri Paesi, invece, quando c'è da giocare c'è da giocare. L'atteggiamento mentale deve essere positivo e propositivo. Sempre e comunque".
Questo pomeriggio sfiderai Simone Barone, tuo ex compagno di squadra. Che ricordo hai di lui?
"Simone è un bravo ragazzo, è anche campione del Mondo. Calcisticamente non devo certo scoprirlo io: basta guardare l'almanacco, non ci sono discussioni. L'anno scorso ha iniziato ad allenare a Modena, anche lui avrà molto entusiasmo, anche perché ha la fortuna e il privilegio di allenare la squadra della sua città, il Parma. Gli auguro tanta fortuna, anche se in questa occasione siamo uno contro l'altro (ride, ndr)".
C'è un allenatore, magari avuto ai tempi del Parma, al quale cerchi di ispirarti?
"Nella mia carriera ho avuto tanti allenatori, mi piacerebbe prendere qualcosa da tutti, anche da quelli con cui ho avuto qualche incomprensione. Lasciando stare l'aspetto campo e pensando alla gestione del gruppo, se dovessi fare solo un nome, direi Cesare Prandelli. E quando dico Cesare Prandelli non penso solo a lui, ma a tutto il suo staff, dal secondo allo psicologo. Prandelli ha avuto una gestione del gruppo ottimale, tant'è che mi è rimasto impresso un episodio".
Raccontacelo:
"L'anno in cui andammo in Uefa, in una gara contro il Piacenza già retrocesso, eravamo sotto di due reti a fine primo tempo. Ricordo bene che al 46' Prandelli tolse Lamouchi e Nakata, e mise dentro due ragazzi della Primavera come Rosina e Porcari: anche grazie a quella mossa, riuscimmo a ribaltare il risultato e a vincere incredibilmente la partita. I due veterani non aprirono bocca, perché l'allenatore era apprezzato e stimato. Ogni sua scelta era sempre condivisa da tutti. La cosa più bella per un allenatore è proprio quella di riuscire a coinvolgere tutti, anche quei ragazzi che giocano meno: nell'arco dell'anno possono essere proprio questi ultimi a fare la differenza".
C'è un sogno che hai lasciato nell'armadietto di Collecchio?
"Quando si inizia una nuova avventura, ovviamente si hanno degli obiettivi. Però ora non posso pensare a quello che è il mio obiettivo finale, devo affrontare passo dopo passo e cercare di migliorare ogni giorno di più, come ho fatto da calciatore. Solo così potrò pensare di centrare l'obiettivo massimo. Da parte mia ci metto tanto entusiasmo e professionalità".
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