PL - Ceravolo: "Brividi se ripenso alla notte di Spezia! A Lucarelli bisognerebbe fare una statua"
Un’avventura iniziata in salita quella di Fabio Ceravolo con la maglia del Parma, arrivato in Emilia con un fastidioso problema tendineo, al quale si è aggiunto poco dopo un ulteriore infortunio che lo costrinse ad operarsi, perdendo così la prima parte di stagione nel campionato di Serie B. D’Aversa, comunque, lo aspetta, e l’attaccante arrivato dal Benevento conclude il suo primo anno in crociato segnando il gol del vantaggio nella famosa trasferta di Spezia, che regalò al club ducale la terza promozione in altrettanti anni. Qui gioca anche la stagione successiva, ritrovando dopo 8 anni la rete in Serie A, andando a totalizzare, a cavallo di due campionati, 44 presenze e 9 centri. ParmaLive.com ha intervistato l’attuale bomber del Padova, che in esclusiva ai nostri microfoni ha ripercorso gli anni trascorsi qui e commentato l’attuale situazione della squadra ducale.
In questa prima parte di campionato il Parma ha mostrato di non essersi ancora riuscito a calare nella realtà della Serie B. Quali sono secondo te le cause?
“Quando una squadra retrocede dalla Serie A fa sempre fatica ad ambientarsi, almeno inizialmente, ad un nuovo campionato. Il Parma porta tante aspettative su di sé, soprattutto dopo il cambio di proprietà, i tifosi è normale che sperassero in altro rispetto quanto visto sinora. I motivi? Li conoscono sicuramente meglio di me chi è all’interno della squadra, ma credo che calarsi in questa categoria voglia dire più che altro correre e lottare più degli altri, prima di guardare la qualità della rosa. La dimostrazione la danno squadre meno organizzate, almeno sulla carta, che invece stanno riuscendo ad ottenere risultati sul campo”.
La squadra è cambiata tanto dall’anno scorso e serve tempo per trovare l’amalgama, ma forse manca ancora qualcosa. Servirà tornare di nuovo sul mercato a gennaio?
“Chiaro che tanti ragazzi nuovi, ed in particolare stranieri, che ancora non conoscono la categoria, abbiano bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi nel campionato e conoscersi meglio tra di loro. Poi ora, con il cambio di allenatore, penso sia normale che mister Iachini, con il suo gioco, abbia bisogno di uomini che sposino la sua mentalità, per qualche acquisto può essere utile nel mercato di riparazione. Soprattutto qualche italiano che conosca la Serie B, mi viene da dire, perché ricordo che quando c’ero e riuscimmo ad ottenere la promozione, fu una vittoria del gruppo, composto da tanti giocatori che già avevano giocato nel campionato cadetto”.
L’idea di calcio sperimentale di Maresca non ha dato i frutti sperati. Pensi che il pragmatismo di Iachini possa essere la medicina giusta per una squadra che ha bisogno di punti?
“Credo molto nel calcio pragmatico, soprattutto in una situazione come questa del Parma: quando un allenatore subentra in corsa avrebbe bisogno di più tempo per far metabolizzare alla squadra i concetti che vuole esprimere, e sicuramente un calcio più semplificato può velocizzare l’apprendimento di certi schemi da parte dei giocatori. Il curriculum di mister Iachini parla per lui: è già arrivato più volte a stagione in corso e ha dimostrato di sapersi adattare alle caratteristiche delle rose che aveva a disposizione grazie alla sua idea di calcio”.
Con il Parma hai centrato la promozione in Serie A. Pensi che questa squadra possa ancora puntare ad arrivare tra i primi due posti oppure ormai debba aspirare ad entrare nelle posizioni per i play-off?
“Io credo che già quest’anno il Parma possa puntare alla promozione, anche perché, per ora, non mi pare ci si una squadra ammazza-campionato: con il cambio di allenatore e con il mercato ancora da fare può ancora risollevarsi. Poi dobbiamo dire che già ora ha una rosa ampia e forte, che deve immedesimarsi ancora al meglio in questa nuova realtà che sta affrontando. Ora servono più punti possibili, senza badare troppo allo spettacolo. Auguro al Parma di potercela fare, anche perché mi sono trovato molto bene qui e…come si fa a non tifare Parma?! Poi vivrò anche qui in futuro perché in questa città ho conosciuto la mia attuale compagna”.
Da fuori, come viene vista questa nuova proprietà americana? I soldi pare non manchino, ma i risultati non stanno arrivando.
“Da fuori sembra che Parma sia un’isola felice: non manca nulla, c’è una proprietà forte e solida economicamente che sta portando avanti un progetto importante. Stanno provando a costruire uno stadio, il centro sportivo non lo scopriamo adesso e la storia della società parla da sé: qui c’è tutto per fare bene. Ora bisogna fare gruppo e correre più degli altri”.
Come reputi la scelta di Buffon di tornare a Parma? Alcuni sostengono che si sarebbe dovuto ritirare anziché “macchiare” il suo termine di carriera in questo Parma.
“Buffon non può macchiare nulla nella sua carriera: lui, certamente, dentro di sé sa quello che voleva e sta dimostrando che anche il fisico gli permette di continuare a giocare, e, ahimè per il Parma, lo confermano le statistiche, dato che spesso è il migliore in campo. Sia sul piano tecnico che a livello carismatico è sempre un leader, nonostante l’età. Questa scelta gli fa onore: magari ce ne fossero ancora come lui ad onorare certi valori…”.
A proposito di bandiere, nei tuoi anni qui hai giocato insieme a Lucarelli: cosa ci puoi raccontare di lui?
“Tra i giocatori con i quali ho giocato, Alessandro è sicuramente la bandiera più importante che ho avuto in squadra, per attaccamento alla maglia e ai colori: è stato il simbolo della rinascita del Parma dopo il fallimento. Ci sarebbe da fargli una statua per quello che ha dimostrato: ha voluto riportare il club in Serie A dai dilettanti, prima di lasciare il calcio giocato da vincente. Un bell’esempio davvero”.
Qual è il ricordo più bello che ti porti da quest’esperienza a livello sportivo?
“La notte di Spezia, certamente. Indimenticabile, se ci penso adesso mi vengono ancora i brividi. Devo dire che è stato un anno tanto bello quanto complicato, soprattutto per me, che sono arrivato dovendo curare un infortunio importante. Però, una volta tornato, volevo recuperare al più presto tutto il tempo perso e dentro di me non volevo lasciarmi scappare quest’occasione di giocare per questa società con una maglia importante come questa. Poi la gioia del gol nell’ultima sfida, con il boato dei tifosi è stato da brividi, unita anche a quel pizzico di fortuna che serve sempre. Ma comunque anche l’anno in Serie A mi è servito molto. Dopo tanti sacrifici è stato un bel traguardo tornarci con il Parma dopo alcuni anni, e lottare per una salvezza che non era affatto scontata, ma che abbiamo raggiunto con il lavoro di squadra”.
Parma al primo posto in Italia per vivibilità: cosa ti piaceva particolarmente della città?
“Prima di venire a Parma avevo già girato tante città, ma appena ho messo piede qui ho capito subito che poteva essere il posto che rispettava a pieno quello che ricercavo io a livello di quotidianità. Il centro è splendido, pulito e pieno di servizi: c’è davvero tutto, poi la gente è cordiale ed educata. Poi qui ho conosciuto la mia attuale compagna, proprio al Tardini mentre stavo seguendo una partita dei miei compagni quando ero infortunato. Oggi abbiamo un bambino di 2 anni, e quando smetterò con il calcio verrò sicuramente a vivere lì. Per ora sto bene a Padova”.
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