Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / parma / Serie A
Manenti sul fallimento del Parma: "Ho fatto tutto con criterio e rispetto. Mai sentito in colpa"TUTTOmercatoWEB
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Oggi alle 17:23Serie A
di Giacomo Iacobellis

Manenti sul fallimento del Parma: "Ho fatto tutto con criterio e rispetto. Mai sentito in colpa"

All'interno del documentario "Uno, nessuno, Manenti", che ripercorre la triste storia del fallimento del Parma, spicca sicuramente l'intervista a Giampietro Manenti. Questo il suo ricordo personale: "Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con criterio e cercando di rispettare tutti, tant’è che anche la guardia di finanza non ha trovato nulla su quello che abbiamo elaborato nel mese che siamo stati lì. Anzi abbiamo aiutato a venire a capo di certe mancanze che c’erano. Io rifarei tutto quello che ho fatto nella vita. Penso di non aver fatto errori sulla storia di Parma. La cosa che mi ha dato noia è stata la mia permanenza di quindici giorni a San Vittore. Questa è la cosa più grave che ha fatto il sistema. Io non mi sento la vittima, ma è chiaro che in certi momenti va data la colpa a qualcuno: l’ultimo che arriva è quello che se la prende. Io non mi faccio prendere da quello che pensano gli altri: ho scelto il mio percorso e lo porto a termine". Sempre ai microfoni di DAZN, Manenti ha proseguito così: "Con i tifosi del Parma non mi sono mai sentito in colpa, tant’è che tuttora qualcuno mi chiama. Perché in trenta giorni puoi cambiare poco e niente. Anche perché siamo arrivati a comprendere certe cose il trentesimo giorno. Nel momento in cui sono mancato io era tutta aria fritta, con carte e documenti che sparivano. Nella sede c’erano delle stanze con le doppie porte, per esempio non siamo riusciti a controllare bene la sala delle riunioni perché in quel giorno erano saltate le telecamere della sorveglianza e portarono via del documenti". Infine, un commento sul suo arresto: "Io sono stato arrestato da solo, perché ne rispondevo per le attività fatte a Parma. Poi quando ho letto le condanne che pendevano, io di quelle persone non conoscevo nessuno. Il problema di Parma non fu legato a un problema sportivo o di fallimento della realtà Parma Calcio, ma fu legato a una carta di credito non spesa e clonata, dove io ne rispondevo per il valore che avevo in quel momento. Dunque avevo una responsabilità oggettiva. Il 18 arrivarono ad arrestarmi a casa, inizialmente non si sapeva per cosa. Fui portato a San Vittore e tutti gli altri non lo so. Sono entrato sapendo che non aveva un senso stare lì, anche perché non sapevo il motivo per cui ero lì. Ho fatto sei mesi di domiciliari. Poi sono stato assolto dalla disciplina sportiva, perché il fatto non sussisteva, né il fatto inerente al fallimento né tutto quello che legava. L’unica cosa che continuavano a contestarmi era la carta di credito, ma io non ne avevo idea".