Bottecchia: l'alito del drago neroverde ha travolto l'Albinoleffe - Il boato del gol di Maracchi si è sentito sino in centro città
Esaltante, impressionante, commovente. Può sembrare uno spreco di aggettivi. Invece no. Tutto questo è stato il Bottecchia domenica pomeriggio. Duemilatrecento persone (la maggior parte con almeno un capo neroverde addosso) hanno spinto i ramarri verso il successo (1-0) sull'Albinoleffe. Alla fine sembrava una festa-promozione, con i giocatori di corsa per mano a salutare prima i due settori dei popolari e poi la tribuna coperta. Invece era solo il primo passo verso la salvezza. Per restare in C i ramarri dovranno aver ragione in un doppio confronto (23 e 30 maggio, prima in casa poi al Brianteo) del Monza. Con un tifo simile non fanno paura nemmeno i brianzoli e il loro passato costruito, fra gli altri sui nomi illustri di Liehdholm, Radice Massaro, Antonelli, Pulici, Sala, Ganz, Pradella, Abbiati, Casiraghi, Costacurta, Galliani e Seedorf.
SUPERUGO E RE MAURO - "Mai vista tanta gente - ripete Mauro Lovisa il giorno dopo". Domenica re Mauro aveva parlato di record d'incasso. In realtà nel "forziere" neroverde, visti i prezzi popolari e le agevolazioni, sono entrati poco meno di 15 mila euro che andranno in gran parte a coprire le spese per l'organizzazione e la gestione dell'evento. E' vero invece che da tempo non si vedeva il pieno al Bottecchia. Incasso e afflusso record fu il 20 maggio del 1979, penultima giornata del campionato di C2. Il Pordenone si assicurò matematicamente la promozione in C2 battendo il Montebelluna grazie a un gol di testa di Rossano Del Frate (triestino come Maracchi) che capitalizzò un morbido cross di Ezio Vendrame. Impazzirono i 3 mila stipati al Bottecchia (anche sui gradini e sulle vie di fuga) e fu festa grande sino alle 2 di notte davanti alla casa di Superugo Caon, il presidente.
L'ALITO DEL DRAGO - Negli occhi e negli orecchi resteranno a lungo il boato e lo sventolio di bandiere che ha investito la Celeste all'uscita dal tunnel: l'alito del drago neroverde. "Gli avversari - gongola Lovisa - si stanno rendendo conto che il Bottecchia non è più quello di prima quando dicevano: "Giochiamo in campo neutro, i friulani non tifano e non si scaldano mai". Adesso qui trovano un'arena, undici gladiatori e un popolo intero col pollice verso". Da brivido la reazione al gol di Federico Maracchi che ha deciso il match. Il boato si è sentito sino in centro città. Tensione palpabile sospesa sopra il velodromo negli ultimi minuti con il salvataggio di testa di Placido e la smanacciata ("La mano di Dio" - l'ha definita Lovisa) di un Careri eroe zoppo. Poi la festa finale e l'abbraccio fra vincenti: squadra e pubblico.


