Pordenone Calcio, Rossitto: "Il Tognon di Fontanafredda come casa dei ramarri è soluzione logica e conveniente"
Cresciuto nelle giovanili del Fontanafredda, giocatore dell’Udinese (dal 1989 al 1997 e ancora dal 2002 al 2004), tre volte allenatore del Pordenone (2012, 2014 e 2018): nessuno meglio di Fabio Rossitto può valutare la situazione attuale dei ramarri privi di uno stadio cittadino e sballottati fra Udine, Trieste e nel prossimo futuro pare proprio a Fontanafredda.
"Credo di essere stato fra i primi – ricorda Rossitto - a sostenere che fare del Tognon la casa del ramarro fosse la soluzione più logica e conveniente. Lo stadio di Fontanafredda è un piccolo gioiello. Sarà ancora più bello e confortevole una volta completati i lavori per adeguarlo alla serie B. Ora pare che quasi tutti si trovino d’accordo su questa soluzione. Intanto però – non può fare a meno di segnalare il crociato – si è perso quasi un anno e ora per rimediare bisogna mettersi a correre con immaginabili rischi e disagi”.
Rossitto giudica la parentesi udinese di De Agostini e compagni. “Giocare alla Dacia Arena – riconosce il crociato - è stato sicuramente bello e, visti i risultati ottenuti, i neroverdi si sono trovati certamente bene. Nello splendido impianto udinese però erano ospiti. Non è mai stato casa loro e lo si è capito benissimo quando al De Marchi è arrivata la lettera dei Pozzo che invitava Lovisa a trovarsi una nuova “casa” dopo il 30 giugno. Credo che sia stata una mazzata per tutti, dallo stesso Lovisa a Tesser e a tutta la squadra. Il momento è delicato. Non è facile fare un trasloco proprio in dirittura d’arrivo, quando tutte le squadre alle spalle della indiscussa capolista Benevento si lanceranno nello sprint per conquistare il secondo posto che vale la promozione diretta. Evidentemente la situazione che si è venuta a creare con il diffondersi del Corona virus ha reso tutto molto complicato, ma mi aspettavo – ammette con la consueta sincerità l’ex bianconero e neroverde - che si potesse trovare una soluzione accettabile per consentire al Pordenone di chiudere la stagione alla Dacia”.
Via da Udine i neroverdi, in attesa che vengano completati i lavori necessari per omologare il Tognon di Fontanafredda per le gare di serie B, hanno troveranno sistemazione al Rocco grazie alla disponibilità del Comune di Trieste e dell’Unione Sportiva Triestina. Decisamente diverso l’atteggiamento della parte più calda del tifo rossoalabardato totalmente contraria all’arrivo dei ramarri che vedono come una sorta di profanazione del tempio di Valmaura. “Cuore e testa del tifoso triestino – Rossitto basa il suo giudizio sull’esperienza maturata sulla panca dell’Unione – sono totalmente occupati dall’amore per le alabarde. Non c’è spazio per niente e nessun altro. Se poi il pericolo di “contagio” arriva dal Friuli le cose si complicano ulteriormente. Io all’inizio non ero stato accettato bene a causa del mio passato all’Udinese. Mi chiamavano “el furlan”. Poi con l’arrivo di risultati positivi le cose migliorarono decisamente. Più che il “fragore” dei manifesti anti ramarro e anti Lovisa però – afferma il crociato – mi preoccupa il silenzio di uno stadio senza spettatori e diverso da quello al quale De Agostini e compagni si erano ormai abituati. Dovranno adattarsi presto e la cosa non è facile”.
Nonostante i disagi del nuovo trasloco Rossitto vede decisamente più verde che nero nel prossimo futuro del Pordenone. “Confido, come tutto il popolo naoniano – confessa infatti – nell’ormai consolidato spirito di squadra costruito negli anni, nella voglia di continuare a stupire del gruppo e soprattutto nell’esperienza, nella saggezza e nella cultura calcistica di Attilio Tesser, tecnico che sa ricavare il meglio dai suoi giocatori infondendo calma e fiducia. Saremo costretti a tifare neroverde a distanza dalla squadra e distanti fra noi davanti alla televisione, ma auspicabilmente potremo fare festa grande tutti insieme a ottobre per celebrare il centenario della società insieme a quel traguardo che solo un lucido visionario come Mauro Lovisa – conclude Rossitto – aveva ipotizzato tredici anni orsono quando prese in mano le redini della società in Eccellenza”.


