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Rossitto: "Dopo Monza ho raggiunto l' apice; grazie tifosi, grazie Pordenone"
mercoledì 3 giugno 2015, 09:10In Copertina
di Redazione TuttoPordenone
per Tuttopordenone.com
fonte Gazzettino di Pordenone - Roberto Vicenzotto

Rossitto: "Dopo Monza ho raggiunto l' apice; grazie tifosi, grazie Pordenone"

“Del futuro non ho certezza, aspettiamo la conferenza stampa del presidente per le novità. Mi ritengo fortunato per aver avuto questa di occasione”. Fabio Rossitto si smarca dalla domanda sul domani, ma ha nulla da rimproverarsi? “Non credo proprio e spiego perché. Sono arrivato in una situazione difficile e da quella volta ho fatto trenta punti. Nel girone di ritorno saremmo ottavi”.

Rivediamo il film? “Il primo giorno in spogliatoio mi ero accorto dello stato confusionale in cui versava la squadra. Poi tanti cambiamenti. Chi è andato via si è salvato e ha fatto cose importanti nelle nuove squadre. Careri era il terzo portiere. Placido viaggiava fra tribuna e panchina. Nessuno riusciva a far bene. C’era un’aria pesantissima. Gente impaurita e demotivata. Ho ricevuto telefonate da tutta Italia che mi dicevano pazzo”.

Bisognava rimettere la chiesa al centro del paese? “Il primo giorno, uscendo dallo spogliatoio fra il primo e l’ultimo son passati quattro minuti. E’ cominciato un cambiamento nel compattarsi, da lì, non una cavolata. Ho trovato disponibilità in tutti i ragazzi. Cito nello specifico Denis Maccan, che ha tenuto duro la baracca, quando c’era poca fiducia anche in lui. Insieme agli altri ha dato l’anima, fatto gruppo e la squadra è ripartita. Si ingarbugliavano questioni fisiche, tattiche e di consapevolezza”.

Ritornasse novembre, riaccetterebbe? “Certo, Pordenone è sempre importante. So che all’epoca non se la sentiva nessuno, c’erano stati dei rifiuti. Ci voleva un pazzo, io, che mi butterei sempre. E’ servito anche a me per farmi valutare oggi. E’ la cosa che mi è tornata più grande”.

Come sta con Lovisa? “Non sono mai stato male, neanche adesso. Penso che lui, il presidente, sia quello che ci mette i soldi e debba decidere. Il giocattolo è suo. Mi fa piacere l’affetto della gente, ma è lui che deve decidere per il Pordenone. Mauro si è reso conto per primo cosa sia stata l’andata, rimanere senza attaccanti, con nuovi giocatori che altrove non giocavano e, comunque, fare cose importanti. Ognuno ha il suo carattere, ma è l’unico che può riportare il Pordenone a certi livelli. Una garanzia, troppo importante che lui resti al comando”.

Prima di arrivare a Pordenone lei ebbe contatti con altri club, dove però le chiesero “lo zainetto”, cioè di portare sponsor. Funziona così? “Penso che al primo colpo possa anche essere utile quello zainetto. Credo che ognuno faccia le cose in coscienza, non mi preoccupo degli altri, quando cerchi di migliorare quello che deve venire viene. Come in ogni lavoro ci sono le raccomandazioni, alla lunga le cose si livellano. Pordenone è stato un premio dopo l’esperienza dura di Trieste”.

Cosa le resta maggiormente? “Oltre al lavoro con lo staff, mi resta il confronto con una categoria importante, facendo le cose bene. Non andranno mai via i cori e i festeggiamenti dopo la partita di Monza sabato scorso. Ho raggiunto l’apice. Ero perplesso e incredulo di assistere ad una cosa del genere dopo la retrocessione. La gente ha capito che il gruppo ha tirato fuori il sangue per l’impresa ed è stata gratificante”.

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