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Sport in crisi ma non per il "ramarro"
martedì 7 luglio 2015, 10:17In Copertina
di Redazione TuttoPordenone
per Tuttopordenone.com
fonte Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa

Sport in crisi ma non per il "ramarro"

Persa la A2 di volley appena conquistata, DNB di pallacanestro a forte rischio. Sono solo gli ultimi due casi che evidenziano la crisi dello sport pordenonese. Non sorprendono. Sport e cultura vanno a braccetto con le condizioni economiche del contesto in cui vivono. La decadenza di Pordenone è sotto gli occhi di tutti e non da poco, figlia di una crisi economica mondiale, ma anche dell'incapacità (o mancanza di volontà) di reagire. "La crisi - scriveva nel secolo scorso Albert Einstein - è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'". Concetti sconosciuti in una provincia che sembra cullarsi nell'ignavia in attesa che il vento cambi direzione da solo.
LA MOSCA BIANCA - Spicca fra tante rinunce e tanta vocazione al risparmio, la situazione del Pordenone Calcio. Retrocessi sul campo dopo appena una stagione fra i professionisti, i ramarri vogliono tornare subito in Lega Pro attraverso un ripescaggio che comporta per il solo ticket di andata la spesa di 900 mila euro: mezzo milione di supertassa a fondo perduto e 400 mila euro di fifeiussione bancaria a garanzia di parte delle spese di gestione. Il tutto da versare al momento della domanda di ripescaggio. Poi, qualora la domanda venisse accettata, Lovisa e soci dovranno mettere in conto un altro paio di milioni di euro per la gestione della stagione 15-16. In questo caso però non si tratta di creatività, inventiva o grande strategia. Solo di disponibilità economica. Guardando in casa d'altri, delle 60 società che si sono conquistate sul campo il diritto di disputare il campionato di Lega Pro (la vecchia serie C) 12 si sono iscitte, ma non hanno allegato la necessaria fideiussione di 400 mila euro, riservandosi farlo entro il 14 luglio. Altre 4 vi hanno rinunciato in partenza lasciando il posto disponibile a chi, come il Pordenone, vuole risalire.
INSULTO - Altre società potrebbero chiedere il ripescaggio in Lega Pro. C'è una serie di parametri per determinare la graduatoria delle aventi diritto. Fra queste il Gubbio, il cui presidente Sauro Notari ha assunto una posizione diversa rispetto a quella dei neroverdi: "Regalare mezzo milione di euro a fondo perduto sarebbe un insulto nei confronti di chi fa fatica ad arrivare a fine mese".
CONFERMA - Mauro Lovisa invece, nel corso di una recente conferenza stampa, ha dichiarato: "Io voglio la serie C perchè, oltre che per la passione che ho sempre nutrito per il pallone, il calcio di alto livello apre decine di porte ed è un veicolo commerciale per la mia attività". Al di là delle opinioni diverse resta il fatto che il solo discutere se sia giusto o meno spendere per lo sport conferma lo stato attuale di disagio dell'economia in tutta Italia e anche nella Destra Tagliamento che solo un lustro fa era considerata uno degli eldorado della penisola.
NO SPONSOR NO PARTY - Adesso è "solo" un tifoso, sempre presente alle partite del Pordenone al Bottecchia e talvolta pure in trasferta. A fine anni '90 però Sergio Zaia aveva fatto scalpore per aver fatto stampare il marchio Riz Office prima sulla monoposto Benetton (1997) e sulle tute di Giancarlo Fisichella e Alexander Wurz (1998 e 1999). Poi sponsorizzò Volley Codognè (formazione femminile) accompagnandolo dalla B2 alla B1, il Centromobile Calcio di Brugnera, la Società Ciclistica Fontanafredda e altri piloti e macchine di velocità in montagna. Infine fece parte della cordata che rilevò da Ettore Setten le quote del Pordenone Calcio dopo l'infelice parentesi di Mungari.
MARCHIO E COMUNICAZIONE - "Ci sono due tipi di sponsorizzazione - inizia Zaia -. Quelle di testa e quelle di cuore. La sponsorizzazione in Formula uno ti dà sicuramente visibilità. Non basta però applicare il tuo marchio sulla macchina o sulla tuta dei piloti. Quella è una parte della spesa. Poi devi investire nella comunicazione, far conoscere al pubblico che tu sponsorizzi Fisichella, attraverso i giornali, le televisioni, le radio. Solo così raggiungi una platea più vasta e ogni volta che mostrano, scrivono o parlano del "tuo" pilota lo accostano automaticamente al tuo marchio. Io lì - ammette - sbagliai. Mi fermai alla pura sponsorizzazione e non ebbi il riscontro atteso. Poi - continua Zaia - ci sono le sponsorizzazioni di cuore. Quelle che fai per un favore a un amico o per un premio a un cliente. Qui il riscontro non arriva dalla visibilità del tuo marchio, ma dalle relazioni che mantieni".
PAURA - "Oggi - riprende Zaia - la situazione è diversa. La crisi incide realmente e psicologicamente. Chi non ha soldi non può metterli nello sport. Chi li ha generalmente ha anche paura a farlo sapere". Zaia regalò le sue quote (12%) e uscì dal Pordenone. "Sì - conferma - me ne sono andato per contrasti con Lovisa, al quale però riconosco la grande passione per il ramarro. Io ritengo che il professionismo sia un lusso per Pordenone. Ai miei tempi, con mire e costi più realistici, il 99% dei potenziali sponsor contattati ci rise in faccia. Solo la passione può spiegare tanta determinazione nella volontà di Lovisa fare la C".
CORSI E RICORSI - "Facciamo il Pool". E' la soluzione proposta da Maurizio Orenti, ultimo entato nel quadrumvirato (gli altri sono Giampaolo Zuzzi, Mauro Lovisa ed Ezio Maccan) nel quadrumvirato che regge le sorti economiche del Pordenone Calcio aspirante professionista. "Quando andiamo a chiedere sostegno - ha dichiarato nell'ultimo incontro con la stampa Orenti - spesso ci rispondono: a me il calcio non interessa. In tal caso, se formassimo il pool, potremmo proporre basket, hockey o volley".
CORSI E RICORSI - L'idea di Orenti è apprezzabile. Valter Santarossa, presidente del Pienne Basket, ha subito risposto:presente. Non è nuova però. Nel 1982 il presidente del Pordenone Giuseppe Gregoris, allora giovane imprenditore di Azzano andò ben oltre presentando il "Pool sportivo", un consorzio di sponsor che avrebbero dovuto affidare la gestione della loro immagine a un organismo rappresentativo al quale veniva demandata la gestione delle risorse verso le varie discipline sportive della provincia. Il Pool, nelle intenzioni di Gregoris, avrebbe dovuto acquisire forza nei rapporti con le istituzioni e aiutare lo sviluppo degli sport trainanti garantendo agli sponsor un buon ritorno pubblicitario.
ALTRI TEMPI - Ritornando al concetto di sport espressione della situazione economica, l'iniziativa di Gregoris riproduceva in ambito sportivo il "Cispe", organismo composto da associazione industriali, associazione piccoli industriali, unione artigiani, associazione commercianti, coltivatori diretti, unione agricoltori, e unione delle cooperative. Il Cispe era stato istituito per coordinare grandi progetti economici, culturali, e sociali in provincia di Pordenone. Capofila era la Zanussi.
IL FLOP - Pur nato in tempi di grande fermento innovativo nella giovane provincia, il Pool morì presto. Il budget auspicato era di 500 milioni di lire. Ne arrivarono solo 200. Ma ciò che sgonfiò il progetto fu la mancanza di accordo fra gli sponsor. Analoga situazione fra le società trainanti (calcio e basket su tutti). Non solo: le società piccole temevano la concentrazione degli aiuti nelle società con più visibilità. Come dire: meglio niente a tutti che troppo a te e poco a me.
 

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