Robbie Kindt: "Ricordando il Pele' bianco, addio a Johan Cruyff"
Era il genio del calcio, tanto quanto una persona umilissima. Anche i miei genitori sanno che per me Johan Cruyff era l'idolo". Robbie Kindt ne parla ancora scosso, lui olandese di nascita e fontanafreddese di adozione, fisioterapista dell'Hellas Verona. Proprio quando stava finendo la terapia su Urby Emanuelson, l'olandese di origini surinamesi dei gialloblu, ha saputo la notizia: "Me l'ha detta Luca Toni senza tanti giri di parole e ho dovuto fermarmi". La sua conoscenza diretta risale a 35 anni fa. "Quando -va indietro con la memoria Kindt - feci lo stage da fisioterapista nella struttura che seguiva l'Ajax. Nonostante chi fosse, Johan è sempre stato gentilissimo con tutti. In Olanda questo lo riconosce chiunque". Quello che era l'ultimo giovanotto inserito nello staff che metteva le mani addosso a gente come Cruiff ha avuto una seconda parentesi assieme al Barcellona. "Legata a quel periodo è la nascita di mio figlio Jordy, con il nome scelto proprio come quello del figlio di Johan" ricorda Robbie. L'ultimo incontro? "Di persona quando venne a Siena per ritirare il premio Franchi. Impegnato con la squadra non potei parteciparealla cerimonia, ma lui la sera fece in modo di incontrarmi per un caffe. Era rimasto l'uomo di famiglia che conoscevo, sapeva tutto meglio di tutti, non solo di calcio ma anche di medicina, fedele alla sua filosofia di gioco. Tipo che il portiere esca a creare superiorità numerica in difesa, così un difensore sale a centrocampo e un centrocampista va all'attacco".


