Pordenone Calcio: I pianisti devono suonare
Quanti si ricordano di Bill Shankly? E’ stato l’allenatore del Liverpool dal ’59 al 74’, l’era della rinascita dei Reds. Forse se lo ricordano i “vecchi” tifosi dell’Inter grazie a una clamorosa rimonta nerazzurra in semifinale di Coppa Campioni (quella vera) del 1965: 1-3 a Liverpool, 3-0 a San Siro.
Fu una delle poche amarezze ingoiate dal tecnico amatissimo fra gli Scousers (abitanti di Liverpool), famoso in Europa pur in assenza delle pay tv. Shankly era noto per le dichiarazioni mai banali. Celebre la sua definizione del calcio: “E’ come un pianoforte: otto persone lo caricano in spalla e tre sole sanno suonare quel dannato strumento”. Calcio d’altri tempi, si dirà. Vero, ma nemmeno oggi chi ha la fortuna di avere quei pochi che sanno suonare il dannato piano non possono permettersi il lusso di lasciarli in platea o ai lati dell’orchestra a suonare il triangolo.
Contro l’Ancona Tedino ha finalmente utilizzato uno dei suoi “pianisti” (lui oltre a tutto ne ha due soli) più noti in Italia e amati a Pordenone: Luca Cattaneo. L’ha relegato però sulla fascia mancina (poi a destra) e per fargli spazio ha lasciato fuori l’altro pianista: Emanuele Berrettoni. Non sono stati pochi, sempre fra i più vecchi, coloro che in tribuna hanno evocato Ferruccio Valcareggi (con tutto il rispetto) che non riusciva a schierare insieme in Nazionale Rivera e Mazzola.
“Si vince di squadra” ripete sempre Tedino. Il gruppo prima di tutto. "Per fare bene – è un’altra delle frasi di Tedino – dare il 100 per cento non basta. Bisogna fare di più”.
Vero. Se ogni ramarro dà più del 100 per cento e segue le indicazioni del tecnico il Pordenone ha ottime possibilità di vincere anche contro i marziani (vedi il match di quest’anno con il Venezia). Non è umano però che il livello di un gruppo sia al di sopra del 100 percento per 38 partite. Lo ha confermato l’ottobre neroverde.
E’ in momenti in cui gli ingranaggi non girano più che non si può rinunciare a chi può risolvere le partite con una deliziosa pazzia. I solisti non vanno lasciati in platea o confinati ai margini dell’orchestra. Devono suonare per la gioia di ascolta o (fuori metafora) guarda.
Ti puoi privare dell’assolo se la sinfonia è perfetta. Se non lo è perchè qualcuno stona, solo i virtuosismi dei pianisti sulla tastiera ti possono salvare e scatenare l’ovazione del pubblico. Gli altri che si carichino il piano in spalla.
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