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L'eretico Glerean: "Bassano primo non sorprende. Il Pordenone può risalire"
martedì 8 novembre 2016, 10:02In Copertina
di Redazione TuttoPordenone
per Tuttopordenone.com
fonte Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa

L'eretico Glerean: "Bassano primo non sorprende. Il Pordenone può risalire"

Il girone B parla veneto. Bassanese, non veneziano come sarebbe stato logico aspettarsi dopo i dollari drovesciati in laguna da Joe Tacopina in laguna. Con il 2-1 sul Padova, contemporaneo all’1-1 del Venezia a Santarcangelo la Virtus è rimasta sola in testa.

L’exploit dei giallorossi è seguito con piacere da Ezio Glerean che è stato sulla panca del Bassano in due diversi segmenti della sua carriera da allenatore: dal 1990 al 1993 e dal 2006 al 2009. “In realtà – inizia subito Glerean con la sua consueta sincerità – non ho mantenuto un gran rapporto con la proprietà. Me ne andai perché il paròn (Renzo Rosso, ndr) preferiva ascoltare più i procuratori che me. Con la gente di là però mi sono sempre trovato bene.

La Virtus – Ezio concorda con Mauro Lovisa – può farcela. Sono anni che sta là davanti. E poi – ecco la prima stoccata – non si creda che a Bassano investano poco nella squadra. Girano soldi come a Venezia e a Parma. Ormai in B come in Lega Pro non c’è più grande differenza fra supposte grandi e cosidette piccole. Basta vedere quello che hanno fatto Carpi, Crotone e Frosinone.

Il Pordenone? Sì, può farcela anche il Pordenone. I ramarri hanno avuto un momento di flessione, ma – giudica Glerean - possono riprendere la scalata”. Profeta del gioco d’attacco a Bassano Glerean usava il 4-2-4 di memoria brasiliana.

“Sì – annuisce l’ex difensore -, ma i moduli valgono relativamente. Contano gli uomini e la loro predisposizione”. Eppure va di moda esasperare il concetto di squadra a discapito della fantasia e dell’estro dei singoli. Non tutti però sono d’accordo. Domenica si è tolto dalla schiera anche Massimiliano Allegri. “Il calcio – ha detto a Sky il tecnico della Juve campione e capolista - è un’arte per chi sa giocare a questo sport. Se lo meccanizziamo si rischia di svilirlo”.

Sorride Glerean che da anni sta predicando contro il modo in cui viene soffocata l’inventiva anche nelle giovanili.

“Grande Max – riprende Ezio -. Proprio quando ero a Bassano (2006) prelevai dal suo Grosseto Emanuele Berrettoni. Rosso non lo voleva perché – ricorda – Galliani, suo amico, glielo aveva sconsigliato. Io mi imposi ed Emanuele con noi in e anni e mezzo fece 53 gol. So che sta facendo bene anche a Pordenone”. Si, ma non sempre trova posto. E se gioca lui rischia di star fuori Cattaneo. “Io – sentenzia il santone di San Michele al Tagliamento – giocatori che possono inventare in ogni momento non li lascerei mai fuori”.

Già, ma lui non allena più dal 2010, ultima esperienza a Cosenza. Dal 2014 fa lo scrittore (“Il calcio e l’isola che non c’è”) e l’opinionista itinerante.

“Se ti batti contro i procuratori, rovina del nostro calcio – altra sciabolata -, non alleni più. Il libro? Va bene, ma potrebbe andare anche meglio. Anche in questo settore basterebbe – non perde il vizio della sincerità Glerean – salire su qualche carro. Cosa che non fa parte del mio carattere”.

Non si era capito.

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