Una targa per Vincenzo Rosito? Si, No, Forse
Caro Direttore,
non scrivo per fatto personale, ma in rappresentanza di quella tifoseria potentina che nel tempo ha saputo dare alla squadra il calore di una città, in una storia ulltradecennale ricca di passioni, emozioni, delusioni ed esaltazioni , calore che ha sempre accompagnato gli undici leoni in campo , sia che vincessero, sia che perdessero. E come in un album di fotografie , la storia del Potenza calcio è ricca di belle immagini che nel tempo si sono incorniciate nel ricordo di tutti e che hanno contribuito a rendere forte il legame tra città e squadra. Ebbene, a nome di questa tifoseria, “senza macchia e senza paura”, abbiamo ritenuto che fosse ricordato in maniera permanente, con l’apposizione di una targa, uno dei calciatori che più hanno inorgoglito i potentini, nel corso di stagioni esaltanti e che sono passate all’albo d’oro del calcio lucano e meridionale.Questo giocatore è Vincenzo Rosito ,protagonista tra i più amati nella storia del calcio potentino, e interprete assoluto degli anni d’oro dei leoni rossoblu che pure annoverava giocatori del livello di Boninsegna, Carrera, Bercellino, Agroppi .
Per Vincenzo Rosito il campo è stato il tramite per amare la città, i potentini, il calore, l’affetto e l’ospitalità .
In sette anni di permanenza nel Potenza, Rosito ha espresso il suo talento: tecnica, fantasia, lavoro e passione, deliziando e mandando in visibilio tutte le domeniche il gremito stadio con le sue serpentine, i dribbling, gli assist e il sinistro proibitivo che mandava in tilt i portieri.
Gli anni sono trascorsi, ne sono passati 53, da quando nel 1968 andò via, Rosito è venuto a mancare e la tifoseria più sensibile ha chiesto all’assessora allo sport Patrizia Guma di intitolare alla memoria di Rosito non lo stadio ma almeno un luogo, uno spazio dove affiggere una targa ricordo all’interno dell’impianto.
Un’operazione che da parte dell’amministrazione comunale non richiederebbero passaggi amministrativi particolari, solo un assenso politico, trattandosi di affiggere una semplice targa davanti un ingresso o su un muro della tribuna piuttosto che dei distinti.
Un’iniziativa simile , anche più importante, è stata fatta, giustamente diciamo,per un altro campione potentino meritevole di riconoscenza e ucciso dal Covid l’anno scorso: Donato Sabia, al quale opportunamente è stato intitolato il campo scuola di atletica leggera, lo stesso dove il campione ha macinato chilometri e sudate le cosiddette sette camice.
Per Donato, è scattata la legge del cuore; per Rosito, il Comune, ha innalzato il muro del distanziamento sociale; adducendo le solite scuse dietro cui si nasconde la cattiva volontà: “dobbiamo prima fare un regolamento”. Immaginate il Sindaco di Napoli rispondere così alla tifoseria che gli chiedeva di intestare lo stadio a Maradona!. Tanto di rispetto anche per le non decisioni dell’autorità pubblica, ma da cittadini e non da sudditi, ci saremmo aspettati un diverso atteggiamento.


