Aristoteles "riabbraccia" la sua Longobarda
Si scrive Longobarda. Si legge amore, passione, condivisione. Salerno, centotrentamila e passa abitanti. Città d’amore, storia e cultura. E anche di sport, senza alcun dubbio. Numerose le società del territorio che, nel loro piccolo, provano a dare un senso più intimo alla classica domenica pallonara. Tra queste, la storia della Longobarda merita una menzione d’obbligo. Fondata nel 2005 e protagonista nel campionato di Seconda Categoria regionale, la società ha nelle corde e nello spirito una mission d’altri tempi: rendere onore e merito al mito della squadra che fu di Lino Banfi nel celebre film “L’allenatore nel pallone”. E nell’ultimo weekend, la compagine del Presidente Giovanni De Nicola ha deciso di esagerare. In occasione dell’ultima gara di campionato, tra i supporters biancorossi c’era un fan d’eccezione: Urs Althaus, più noto al grande pubblico nelle vesti di Aristoteles. Si, proprio lui: l’attaccante brasiliano protagonista – nella pellicola del 1984 – della storica salvezza della Longobarda in Serie A.
Un viaggio di piacere nella città d’Ippocrate, con annessi eventi istituzionali legati alla pubblicazione del suo nuovo libro “Io, Aristoteles, il Negro svizzero”. Sangue carioca da padre brasiliano, ma nato in Svizzera (paese d’origine della mamma), ha calcato i campi da gioco nelle giovanili del Basilea, prima di approdare al Zurigo. Un brutto infortunio lo costringerà ad abbandonare il calcio agli albori della sua carriera. Urs Althaus è un personaggio davvero speciale. Poliedrico, come il suo camaleontico stile di recitazione: “Ho da sempre l’Italia nel cuore – afferma in esclusiva a SerieD24.com –. È sempre entusiasmante tornare in un Paese che mi ha dato tanto e che amo profondamente. L’affetto degli italiani, in qualsiasi città mi trovi, è unico. E devo ammettere che il calore che ho trovato a Salerno mi ha profondamente toccato: non so quanta gente sia venuta a salutarmi nei giorni trascorsi con gli amici della Longobarda”.


