L'inchiesta shock: i giovani pagano per giocare.
Un’inchiesta condotta dal Corriere della sera sta scoperchiando il lato oscuro di campionati di livello come la Lega Pro e la Serie D. Ciò che sta venendo fuori fa rabbrividire, il mondo ovattato del pallone nasconde tanti retroscena inquietanti ed anche chi all’interno di tale mondo ci ha lavorato per anni si trova spiazzato di fronte agli scenari che stanno pian piano venendo fuori. E’ il caso ad esempio di Simone Perrotta, campione del mondo ed ex calciatore di Roma e Chievo tra le altre, il quale interpellato in merito si è detto allibito. “La colpa principale – afferma l’ex centrocampista – credo sia di dirigenti senza scrupoli: per questo ci battiamo tanto per la formazione etica. Poi ci sono le famiglie, disposte a pagare un’illusione: ma se devi mettere dei soldi per far giocare tuo figlio, capisci già che non ha un futuro”. Successivamente Perrotta si concentra sull’aspetto regolamentare che prevede la presenza di under 21 sempre in campo nei campionati minori: “Sì, siamo di fronte a un fallimento totale, anche se quando è stata introdotta questa regola si era pensato di fare del bene. Ma nello lo sport la meritocrazia dovrebbe essere intoccabile. Con quel sistema, si dava e si dà l’illusione di poter fare i professionisti a ragazzi che per la stragrande maggioranza poi tornano ai livelli più bassi del dilettantismo. Oppure smettono”.
[LaPresseMarco Alpozzi]
LaPresseMarco Alpozzi
Passiamo dunque agli esempi concreti, giovani o meno giovani che pagano per giocare a calcio. Un caso eclatante è quello di Antoine Viterale, 19 anni figlio di un manager di un grande hotel di Singapore. Ha giocato nella Primavera del Chievo e prima ancora a Lugano ed Espanyol di Barcellona, adesso invece è nel giro del Verona di Setti. Ma il giovane oltre alle sue capacità porta un bel po’ di soldi nelle casse. E’ l’uomo immagine dello sponsor JetCoin, e si vocifera che arrivi sino a pagare 250 mila euro per giocare ed esporre il proprio marchio sulla maglia. Il Pavia invece si è ribellato dopo le numerose pressioni da parte dei genitori di alcuni calciatori, mentre l’ex allenatore del Savona Ninni Corda è stato denunciato per aver ricevuto un pagamento di 16 mila euro da parte di alcun genitori, ma i giovani calciatori poi non sono mai scesi in campo scatenando la furia dei “paganti”.
[LaPresse/Claudio Grassi]
LaPresse/Claudio Grassi
Ci sono anche alcune belle immagini di società e calciatori che si ribellano a tale scempio. Ad esempio il Pavia citato precedentemente, oppure il Gallipoli che ha denunciato pressioni economiche da parte di un calciatore. Da segnalare anche la storia del giovane portiere, classe ’93, Andrea Ghislanzoni il quale si è ritirato poco più che ventenne perchè non ne poteva più di questo schifo. Ecco la sua lettera:
Dopo questi anni fantastici, penso sia arrivato il momento di dare una svolta nella mia vita. Fin da quando ero piccolo sognavo da grande di fare il calciatore, penso sia il sogno di tutti trasformare un divertimento in lavoro. Ci ho creduto fino a qualche giorno fa, quando per scelta ho deciso di non accettare ciò che era la mia vita, o per lo meno pensavo fosse. Passando anno per anno (quei pochi) vedevo sempre una parte più brutta ma soprattutto selettiva (che chi è nel mondo del calcio capirà) rendendomi conto che tutto ciò portava allo spegnimento dei sogni di molti ragazzi.
Il calcio è diventato sempre più fatto da “conoscenze”, senza le quali non vai da nessuna parte. La meritocrazia non esiste, il valore vero passa in secondo piano e in alcune circostanze, se con te non hai qualche soldo da portare hai la porta sbattuta in faccia. Ero talmente preso, e dentro questo mondo malato, che fui cosi ingenuo e stupido da tralasciare la scuola e metterla in secondo piano capendo solo ora quanto avevano ragione i miei genitori. Cambio pagina, anzi cambio completamente libro dando sicuramente qualche delusione a persone che mi sono state vicine in tutto questo tempo. Persone che hanno lavorato per me e che sicuramente mi vorrebbero veder lottare ancora. Esperienze indimenticabili, giocatori che te li ricordavi in tv, stadi incredibili da Bergamo a Novara per arrivare a Venezia o Cremona pensando che prima di me quel terreno l’hanno calpestato calciatori di serie A. So di essere stato uno fra quei pochi privilegiati che si potevano permettere di fare cio che amavano e godersi la vita dalla mattina alla sera perché questo è tutt’altro che lavoro, ma ora cambio vita o per lo meno penso sia arrivato il momento di entrare nella vita normale fatta da un lavoro e sacrifici. Volevo ringraziare tutti quelli che mi hanno sempre seguito, che si sono interessati a me e comunque sia ci saranno sempre.


