Capuano Esonerato...e a piedi...
La decisione già presa dal presidente Ferretti nella notte è diventata ufficiale in tarda mattinata dopo una riunione a Roma. Ezio Capuano esonerato con tutto lo staff a partire dal vice Esposito insieme al preparatore atletico Truda. Fatale al tecnico il periodo negativo da inizio marzo, appena tre punti in sette partite. Il rapporto fra l'allenatore e la proprietà si era incrinato, così quello fra il tecnico e almeno parte della squadra. Ma è giusto ricordare i meriti di Capuano nel campionato scorso e anche in buona parte di questo. Paga lui (con lo staff) per tutti, ma adesso società e giocatori devono assumersi le loro responsabilità e conquistare la salvezza. Ora si aspetta il sostituto. Capuano: "Mi chiudo nel mio silenzio, ma hanno rovinato un giocattolo".
L'ultimo sgarbo di un addio al veleno è la macchina aziendale che Ferretti ha rivoluto indietro stamani. Lasciando Capuano, il vice Esposito e il preparatore atletico Truda a piedi, con le valigie di due giorni, nel bel mezzo di una mattinata romana. L'allenatore dell'Arezzo, ormai ex, costretto a prendersi un taxi insieme ai suoi collaboratori e poi a viaggiare in treno verso casa sua, a Pescopagano.
Di lì a poco è uscito il comunicato stampa che ha ufficializzato l'esonero di tutto lo staff. Un generico augurio per il buon proseguimento della carriera, gelido come il marmo, e nemmeno un ringraziamento per quasi due anni in cui Capuano, nel bene e nel male, è stato il punto di riferimento dei tifosi, della squadra e della società, sobbarcandosi una mole immensa di lavoro, un po' per necessità e un po' per inclinazione personale.
Finisce così una storia cominciata all'improvviso nell'estate del 2014, quella del no al ripescaggio, degli striscioni al veleno contro Ferretti e di Capuano che ci mette la faccia, salvando la dirigenza dal burrone e ricompattando un ambiente disgregato da mesi di gestione tecnica fallimentare. Tutto troppo lontano nel tempo per essere tenuto a memoria oggi: il calcio corre veloce ma alla fine è una ruota che gira. E difatti sempre lì siamo tornati: alla tifoseria sul piede di guerra, alla popolarità di Ferretti sotto zero e a un Arezzo che deve inventarsi un domani.


