Nel nome di França... nel nome del Signore...
La serie D è la sua serie A. Carlos Franca è il cecchino delle prime quattro serie professionistiche. Nell’ultimo quadriennio ha segnato 106 reti ed a Potenza, la sua nuova squadra, ha esordito con una doppietta. A suo confronto Higuain o Dzeko segnano con il contagocce.
La sua storia è, però, molto più che un infinito elenco di gol. Nel 2007 ha vinto la partita più difficile, quella con la malattia, e da quel momento è esploso. Professionista serissimo, ha sempre messo al primo posto l'alimentazione e la cura del corpo, con l’aiuto della compagna Camilla. Colpisce, però, soprattutto la tanta voglia di giocare, che sembra addirittura aumentare con il passare degli anni, a 37 primavere dimostra ancora lo spirito di un ragazzino e lo scorso anno ha trascinato la Triestina in Lega Pro, con ventitré reti.
La sua storia parte da lontano, dal Brasile. Il padre faceva l'allenatore, ma la sua ispirazione calcistica ed idolo è stato Josè Ferreira Neto, “ il numero dieci” del Corinthians dal 1989 al 1993. In Italia nel 2004, iniziò come cameriere a Firenze, malgrado cinque stagioni a livello professionistica in patria, perché le pratiche per cittadinanza andarono per le lunghe. Poi arrivò un'offerta dalla Serie C spagnola, il Club Esportiu Europa. Un anno e mezzo, con una promozione. Sembrava che tutto procedesse per il meglio, ma ad aprile 2006 cominciarono i forti dolori alla schiena. All’inizio avevano diagnostico una frattura per stress, ma era un tumore al midollo spinale.
Entrò in sala operatoria nel gennaio 2007. L’operazione andò per il meglio, ma la sua carriera da calciatore sembrava finita. Assieme a Nibaldo Baldo, un fisioterapista brasiliano che ha lavorato al fianco di Marcio Amoroso per tutta la carriera, fecero il miracolo, attraverso dieci mesi in cui ha lavorato otto ore al giorno per recuperare tutta la funzionalità del mio corpo. Lo anche aiutato molto la fede in Dio.
Il destino gli ha dato una mano. Suo cognato, Carlos Bodini, che allora giocava nell'Entella dei primi passi della gestione Gozzi, gli propose di ricominciare insieme. Quell'anno i biancocelesti vinsero il campionato di Eccellenza, ma Franca non fu tesserato. Fu, invece, ingaggiato dalla Caperanese, una formazione dell’entroterra chiavarese, per le ultime sei partite di campionato. Aveva sempre giocato come terzino, ma il tecnico Costanzo Celestini, ex mediano del Napoli del primo Maradona, lo provò come esterno alto d'attacco, un ritorno ai tempi dei settori giovanili, quando aveva giocato anche da trequartista o da attaccante esterno. Alla prima stagione intera marcò 28 gol in altrettante partite, con una serie di quindici gare consecutive con almeno una rete, ed arrivò il passaggio di categoria attraverso i playoff di Eccellenza.
Ha girato otto paesi, compresi gli USA dove si cimentato anche nel calcio a sei, e conosce sette lingue, ma i suoi figli sono italiani, sono nati a Lavagna. Ha studiato Scienze Motorie, poteva fare l'insegnante di educazione fisica, ma per ora insegna calcio. Nel frattempo ha ottenuto anche la cittadinanza italiana ormai da più di 10 anni, grazie ai nonni, originari di Terni. Il suo segreto è che non si stanca mai di imparare. Quando ha spazio, il suo mancino è letale, ma ha confessato che deve ancora migliorare nel gioco spalle alla porta e quindi studia i suoi due modelli, Pazzini e Toni. Insomma Carlos Franca ha ancora lo spirito di un ragazzino. La carta d’identità non conta.


