"Allenamenti facoltativi? Solo per il nodo stipendi", la serie B vuole evitare contenziosi con i calciatori
"Allenamenti facoltativi? Solo per il nodo stipendi", scrive oggi Gazzetta dello Sport in merito alla situazione delle squadre di serie B. Attività non ufficiale per evitare contenziosi. E se riparte la A si spera in un protocollo soft, sottolinea il quotidiano sportivo.
"Allenamenti facoltativi. Questa è la formula scelta dalle società di Serie B per provare a riprendere l’attività dopo il lockdown. La Fase 2 consente agli atleti professionisti di allenarsi presso i centri sportivi dei club, rispettando una serie di precauzioni per evitare i contagi. Già, ma perché questa opportunità è stata accolta solo da 7 società (ma qualcun’altra si sta attrezzando per ripartire a breve)? E perché la decisione è facoltativa? Una ragione c’è.
Perché tagliare
Tutto è legato alle trattative in corso per il taglio degli stipendi. Tutte soggettive, come ha votato la Lega B. Qualche club ha trovato la soluzione, altri non ancora. Il principio è: se non si gioca (quindi non ci si allena), non si svolge l’attività per la quale vengono pagati gli stipendi. Quindi se il club ricomincia ufficialmente l’attività, deve anche tornare a corrispondere gli emolumenti. Per questo tutti frenano. Un nodo non da poco, visto che ai tavoli delle trattative sono sorte discussioni spiacevoli. Presidenti e tesserati hanno le loro ragioni, i dipendenti senza stipendio fanno fatica, soprattutto per i casi in cui la paga è bassa. E ci si aggrappa a tutto. Ma in un eventuale contenzioso anche il lavoro svolto a casa, sotto la guida dei preparatori, potrebbe essere considerato un vero e proprio smart working.
Le ipotesi
Le sedi degli allenamenti sono state sanificate e messe a disposizione dei calciatori, che devono mantenere le distanze, fare le docce a casa, non scambiarsi le bottiglie d’acqua e rispettare una lunga serie di precauzioni. Il tutto senza certezze sulla ripresa del campionato. Se riparte la Serie A, la B spera di accodarsi («Sarebbe la soluzione migliore per evitare contenziosi», ha ribadito ieri Stirpe del Frosinone), magari con un protocollo meno oneroso se il rischio contagi dovesse diminuire. La Lega B ha chiesto tre mesi in più di tempo, non valendo per lei il vincolo del 2 agosto indicato dalla Uefa. Ma non è così semplice. Il rischio è quello di lavorare (ora più che mai) in perdita, avendo gli stadi chiusi e quindi perdendo gli incassi, e magari pure l’ultima parte dei diritti tv visto l’allarme lanciato dai broadcaster. E l’altro rischio è quello di avere in campo squadre poco allenate, con le masse muscolari dei calciatori messe a forte rischio dalle settimane di inattività; le preparazioni svolte sul tappeto o nel giardino di casa hanno aiutato, ma non sono la stessa cosa. Adesso i club danno la possibilità agli atleti di correre sul prato proprio per riattivare la parte fisica. Ma senza obbligarli. Sta al loro interesse tornare in campo. Come è esigenza di molte società non pagare gli stipendi.


