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"Battaglia sui diritti tv, sesta rata non versata: mancano 233 milioni", le ultime dal fronteTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
domenica 10 maggio 2020, 14:45Le notizie
di Redazione Tuttoreggina
per Tuttoreggina.com

"Battaglia sui diritti tv, sesta rata non versata: mancano 233 milioni", le ultime dal fronte

"Battaglia sui diritti tv, sesta rata non versata: mancano 233 milioni", è il punto della situazione proposto da Gazzetta dello Sport sull'annosa vicenda dei diritti televisivi. Una questione che lascia con il fiato sospeso tutte le categorie del calcio italiano.

"Sulla strada della ripartenza c’è un blocco stradale. Non è chiaro se i lavori in corso occupino tutta la carreggiata o se ci sia uno spazio per passare comunque, ma certo il problema esiste. Sul cartello che induce a rallentare c’è scritto: diritti tv. Fra Lega e broadcaster, infatti, è in pieno svolgimento la battaglia della sesta rata, quei 233 milioni di euro che Sky, Perform (Dazn) e Img (per l’estero) devono ancora versare alla serie A nel quadro del contratto che scade alla fine della prossima stagione calcistica. Nonostante le temperature, qui siamo in piena guerra fredda: da una parte le 18 (su 20) squadre di A che hanno già fatturato la cifra da contratto, dall’altra le tv che si sono rifiutate di pagare. Ognuno ha le sue ragioni per il tira e molla: i club adducono la loro mancanza di responsabilità per la situazione, condizionata da cause di forza maggiore, situazione contrattualmente prevista; le tv sottolineano che tutte le loro proposte per una rinegoziazione sono andate in fumo. Muro contro muro, quindi. In attesa dell’assemblea di Lega di mercoledì (c’è il Consiglio martedì) convocata in forma «urgente».

Nuovo scenario

Tutto questo come condiziona il tentativo di ripartenza che ha guadagnato qualche punto importante nell’ultima settimana? È indubbio che all’interno dei club, fino all’accelerazione degli ultimi giorni, si guardava anche al piano B, in particolare a uno scenario: quello di un decreto del governo, che avrebbe fornito un parafulmine giuridico per proteggere i club anche da una richiesta risarcitoria delle tv. Ora, la situazione è cambiata. E fra i club si mischiano tante posizioni diverse. Le tv chiedono uno sconto sul modello tedesco con effetti anche sulla stagione futura. E citano pure tutte le operazioni promozionali di queste settimane (dallo sconto del 50 per cento ai clienti dei pacchetti sport e calcio di Sky, alla possibilità di mettere in pausa il proprio abbonamento per quattro mesi offerta da Dazn).

Conti e sconti

La riduzione richiesta sarebbe però pesantissima: 120 milioni in caso di ripartenza e del doppio di stop definitivo. Numeri che se confermati, scatenerebbero una battaglia legale. A tutto questo, bisognerebbe il risparmio mancato sugli stipendi dei calciatori. E l’inevitabile estensione delle polizze assicurative nell’epoca del covid-19. Insomma, la ripartenza potrebbe non essere un grande affare dal punto di vista economico. Al tempo stesso, è ovvio che un vuoto temporalmente così lungo (ripartendo a settembre) rischia di diventare fatale per un bel pezzo di sistema. Il partito della ripartenza fra i club è in maggioranza. Robusta ma non schiacciante, perché diverse società sono ancora scettiche. Dichiarare il no alla ripartenza, seppure con la giustificazione dei troppi condizionamenti da rispettare, sarebbe una posizione anche politicamente molto complicata.

Presente e futuro

Ma l’assemblea di mercoledì potrebbe in qualche modo chiarire anche una prospettiva di lungo periodo, legata all’interesse del fondo CVC, gigante del private equity internazionale, per un investimento che assicurerebbe liquidità ai club proprio sul fronte dei diritti tv del calcio. Calcio che potrebbe trovarsi in una situazione paradossale: buone notizie sul futuro, pessime sul presente.