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Giovanni Malagò: "Tifo per la ripresa, ma al calcio serve piano-B"TUTTOmercatoWEB
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
mercoledì 20 maggio 2020, 15:30Le notizie
di Redazione Tuttoreggina
per Tuttoreggina.com

Giovanni Malagò: "Tifo per la ripresa, ma al calcio serve piano-B"

"Si alla ripresa del calcio, ma serve anche un piano B", è il titolo scelto da Gazzetta dello Sport per una bella intervista a Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico Italiano, numero uno dello sport italiano.

Tanti gli argomenti toccati , con il calcio in primo piano:

"Ribadisco quanto vado dicendo dall’inizio del Covid 19. In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati. È un suo diritto e un dovere: conosco le carte, le deleghe, l’autonomia della Figc e il rimando della Federazione alla Lega dell’organizzazione dei campionati. E dico, bene, benissimo: sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda. Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A. Dilettanti e Lega Pro, hanno capito abbastanza presto che con certe dinamiche di protocollo non erano in condizioni di riprendere. La Serie B ha votato da poco per ricominciare. Da mesi insisto: puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, viste tutte le variabili esistenti, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore. Faccio un esempio: domani usciamo in barca da Napoli per raggiungere la Corsica perché il mare è calmo, ma se dopo poche miglia comincia ad alzarsi, si deve prevedere anche di tornare indietro o di cambiare rotta: arrivare ad ogni costo non può essere l’unica soluzione. Un comandante minimamente giudizioso deve avere alternative. All’estero i campionati o li hanno chiusi oppure chi ha deciso di riaprirli o intende farlo, nel frattempo, ha messo tutto in sicurezza nel caso di un nuovo stop. Parlo di accordi con le varie componenti e con i broadcaster. Come la Bundesliga...".

Sulla ripresa del calcio in Germania, Malagò dice: "Dico la verità, era il weekend della nascita di mia nipote e non l’ho seguita. Ma mio padre, malato di calcio, che ha 88 anni e non perde una partita mi ha detto: “Giovanni mi vergogno a dirtelo ma dopo 10 minuti del secondo tempo di Borussia-Schalke ho cambiato canale e messo Verissimo”. Al di là di ogni valutazione, i tedeschi se si dovessero fermare di nuovo hanno nel cassetto già l’accordo con i broadcaster e i giocatori. Così facendo hanno messo il governo nelle condizioni di poter prendere una decisione rapida. Da noi non è stato così. In Germania ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso. I calciatori non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica. Stesso discorso per i medici. Le componenti da noi fanno parte tutte del sistema federale, lì no. Un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. Non paragoniamo realtà diverse".

La A vorrebbe riprendere il 13 giugno, ma il governo ha bloccato tutto fino al 14: "Se la curva dei contagi manterrà un indice basso, credo non ci sarà problema a partire un paio di giorni prima. Playoff e playout? Mi risulta che non tutti siano d’accordo. Voglio sia chiaro che il Coni ha solo interesse se il calcio, o meglio la Serie A, riesce a risolvere i problemi. Le mie non sono invasioni di campo come qualcuno le ha definite: ho un atteggiamento propositivo, non critico".

Malagò rifila una critica alle componenti che non si sono sedute attorno ad un tavolo per discutere: "Un piano B avrebbe richiesto di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti: la Figc, la Lega di A, il Coni se ci avessero invitato, i calciatori, gli allenatori, gli arbitri, i medici sportivi, magari un rappresentate dell’Uefa, i broadcaster. Tutti in una stanza per trovare soluzioni e accordi in caso fosse impossibile ripartire o fosse necessario fermarsi di nuovo. Classifiche, tagli di stipendi, date, rate di diritti tv. Perché non è stato fatto? Certo è difficile, magari sarebbe servito stare chiusi come in certi vecchi tavoli di concertazione. Ma non saremmo oggi in una situazione dove ogni categoria difende il proprio punto di vista e non ci sono accordi".

Sulla questione dei diritti tv: "Mi limito a dire che se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e che alla fine restino scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto ma rappresenta una sconfitta del sistema. Il calcio è condizionato dai diritti tv. L’unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno. Per rifare tutti gli stadi insieme in un Paese ci sono solo tre possibilità: organizzare un Mondiale di calcio e sa va bene se ne riparla nel 2030, organizzare un campionato europeo o le Olimpiadi estive, perché si gioca anche al calcio maschile e femminile. Mi sono battuto per le Olimpiadi a Roma che avrebbero risolto anche questo problema. Sapete come è andata a finire... Ora tutte le società di calcio procedono separatamente e dappertutto è una via crucis tra permessi, autorizzazioni, lacci e laccioli di ogni tipo".

Sul taglio degli stipendi dei calciatori: "Capisco le esigenze delle società, fossi un presidente di club cercherei anch’io di decurtare parte delle mensilità sospese, ma come affronti questo argomento se fino a metà marzo i giocatori hanno giocato, ad aprile dovevano essere a disposizione, a maggio si allenano e a giugno, luglio e agosto devono giocare? C’era la volontà da parte delle categorie di trovare un accordo, ora ognuno va a alla spicciolata: chi strappa un mese, chi due. Non c’è stata programmazione".

Sulle polemiche tra politica e mondo del calcio: "Mi è spiaciuto assistere a tante polemiche. Sotto il profilo della forma e della comunicazione qualche errore il mondo del calcio l’ha fatto. Il governo e il ministro hanno tenuto un atteggiamento chiaro e anche rispettoso secondo me".

I tifosi delle Curve hanno espresso la loro contrarietà per la ripresa: "Spesso nelle Curve si sono nascoste frange che non avevano nulla a che fare con lo sport e con il calcio, ma conosco personalmente tanta gente che vive di valori, ideali, attaccamento alla maglia. Non mi sorprende il loro no. E ancora meno quando arriva da città come Bergamo o Brescia, così colpite dal dramma del Coronavirus. la Lombardia ha quattro squadre di A, non va dimenticato...".

Sulle riforme del calcio: "Il calcio dovrebbe approfittare di ciò che è accaduto per studiare quelle riforme strutturali indispensabili per avere prospettive diverse rispetto alle attuali. Ci sono problemi sotto gli occhi di tutti che vanno risolti. Now o never more. Ora o mai più".