IL NUOVO CHE AVANZA, IL VECCHIO CHE RESISTE
Primi segnali di lucidità. C’è chi comincia a rinsavire, chi ha il dovere di rinsavire al più presto e chi invece forse non ne ha neppure voglia. Non può non destare impressione un’affermazione di Breda, evidentemente ringalluzzito dal miracoloso non-esonero. Il tecnico sostiene che lo spogliatoio sia unito, e probabilmente ha ragione. Peccato che sia unito contro di lui. Ci si attende che intraprenda la retta via il principale artefice dei tanti successi e di qualche insuccesso della Reggina, ovvero il leader maximo. Purtroppo, nel mezzo, c’è chi stenta ad accendere l’interruttore.
Nel calcio, la figura del direttore sportivo è chiamata a fungere da cuscinetto, tra presidente ed allenatore. A Reggio Calabria, ma sicuramente anche ad altre latitudini, più che altro funge da dinamite. Nella storia recente della Reggina, quasi mai è stata chiara la linea di demarcazione delle competenze, tra ds ed allenatore. I rapporti non sono stati sempre uguali. C’è chi ha accettato il “confronto” (Colomba ed Orlandi con Martino) e chi lo ha sofferto (Mutti, De Canio, Camolese e Pillon con Martino, Mazzarri e Ficcadenti con Cerantola). Nella seconda fattispecie, una delle due componenti è stata presto messa in minoranza, fino ad arrivare all’allontanamento. Facile indovinare chi, è sufficiente guardare il periodo di permanenza del “vincitore” di turno, all’interno della Reggina.
Per quanto riguarda invece la prima fattispecie, ovvero la supina connivenza tra le due figure, i risultati hanno visto un continuo peggioramento, man mano che si sono riproposte tali situazioni. È vero che Colomba ha ottenuto risultati in Calabria, ma è anche vero che lo spogliatoio ha dato segni di insofferenza nel suo triennio, ogni volta che tracimavano gli eccessi caratteriali del direttore sportivo dell’epoca. A distanza di qualche anno, l’accoppiata Martino-Orlandi ha prodotto una infausta retrocessione. Non è corretto riportare i commenti a microfono spento dei protagonisti, ovvero i calciatori, testimoni di episodi in cui si è forse andato oltre la semplice sovrapposizione dei ruoli.
Venendo ai giorni nostri, dispiace enormemente che una delle più grandi bandiere amaranto, ovvero Simone Giacchetta, non riesca ad ammettere l’evidenza. Riportare Breda alla conduzione (…) della prima squadra è stato un errore. Il percorso intrapreso col tecnico trevigiano già nelle giovanili, che sicuramente ha cementato il rapporto umano e professionale fra i due, viene messo di fronte al bene comune. L’interesse della Reggina non può essere posposto al capriccio di chi sa che, con altri allenatori, forse non potrebbe permettersi lo stesso rapporto che c’è con Breda. Un rapporto di cui la squadra è a conoscenza, e quando uno spogliatoio si accorge delle “influenze” la reazione non può essere positiva.
Il grande Jack, pur essendo giovane sia anagraficamente che nella professione di dirigente sportivo, sta portando con sé una mentalità vecchia, evidentemente appresa da determinati “maestri” nella sua lunga militanza in maglia amaranto. Sia chiaro, le situazioni prima citate hanno quasi sempre trovato l’avallo iniziale del presidente Foti. Non si può però negare che adesso, il massimo dirigente sia condizionato da due aspetti: il primo è quello umano, dato che Jack per lui è praticamente l’unico figlio maschio, e le recenti e tribolate problematiche extracalcistiche ne hanno accresciuto l’affetto; il secondo è quello psicologico, se si considera che le ultime decisioni di pancia, assunte in prima persona da Foti, hanno spesso sortito un effetto negativo.
E poi c’è il nuovo che avanza. Nicola Amoruso è destinato ad assumere la responsabilità tecnica della prima squadra. Quasi certamente, non nella stagione attualmente in corso. Foti non intende consegnargli una situazione che sta diventando difficile, oltre a non voler interrompere così bruscamente il rapporto con Giacchetta, per i motivi prima citati. Il presidente però, tra un mancato esonero e l’altro, un occhio ai risultati lo butta sempre. Per la Reggina, i risultati non sono soltanto quelli sportivi. Ad esempio, nelle formazioni giovanili non sono mai scarseggiati così tanto i talenti come in questo periodo, e di sicuro la colpa non può essere di Amoruso che è appena arrivato.
La Reggina rimanda dunque la rinfrescata dell’area tecnica, a livello di idee oltre che di volti, e sul mercato di gennaio potrebbe prendere l’uovo oggi, piuttosto che puntare sulla gallina domani. Il rischio è di rimanere con un grosso rimpianto: l’attuale campionato di B è ampiamente alla portata di Bonazzoli e compagni, specie se si considera che i punti erano gli stessi del Verona, prima dello scontro diretto perso al “Bentegodi”. Alla Reggina manca qualcosa che inizia per “a”, e non è soltanto la categoria. Per il momento, il presidente sta lasciando l’ultima parola a Giacchetta. Che resiste. È il caso che Foti riguardi il proprio curriculum, riscoprendo di essere stato lui l’unico dirigente capace di portare in alto il nome della Reggina, e trovando così la spinta emotiva e d’orgoglio per prendere una decisione. In autonomia, e nell’interesse della sua Reggina.


