GREGUCCI - «Avrei voluto lavorare a lungo con Foti: non condivido ma rispetto la sua decisione. Morosini esempio per i giovani»
Angelo Gregucci è intervenuto telefonicamente durante la trasmissione “Fuorigioco”, condotta da Andrea Ripepi e in onda su ReggioTv. Di seguito le dichiarazioni dell’ex allenatore amaranto.
L’ESONERO - «La decisione di Foti non la condivido, ma la rispetto. Ha deciso così, io a fatica devo rispettare. Per me è una decisione profondamente ingiusta. Quando sono arrivato, la squadra non vinceva da due mesi e mezzo e c’erano delle difficoltà, che non dipendevano da una persona ma da una serie di circostanze. Ora lascio una squadra in recupero, lo stesso Adejo sta recuperando. Giudicando questi tre mesi con onestà intellettuale, la squadra non ha avuto culo. E se si prende gol al penultimo dei 4 minuti di recupero, l’onestà dice che non è quel gol a portare ad allontanare un allenatore, ci sono altre ragioni…».
ATTEGGIAMENTO PROPOSITIVO - «Penso di aver proposto qualcosa, non ricordo squadre che ci hanno messo sotto. Abbiamo provato a fare le partite. Penso sia l’atteggiamento corretto per migliorare il nostro movimento calcistico. Siamo un prodotto che non tira, lo testimonia il fatto che siamo dodicesimi nel ranking mondiale. Io ho deciso di intraprendere una scelta, voglio prendere i risultati attraverso la proposta di gioco. Si possono ottenere risultati anche undici uomini dietro la linea della palla, ma non è l’atteggiamento corretto per migliorare. Ho cercato di far salire molto i toni agonistici, cercando di trasmettere un po’ di me come calciatore più che come allenatore: ero un combattente. Forse però ho caricato troppo la squadra, di questo mi assumo le responsabilità».
STIMA PER FOTI - «Le scelte del presidente, anche quelle che mi riguardano, bisogna rispettarle. Il tempo dirà se sono giuste o sbagliate. Sono rammaricato per l’esonero perché stimo il presidente Foti, io intendevo lavorare a lungo con lui. Il mio rapporto con Giacchetta? Normale, corretto. Se mi sentivo in bilico? Un allenatore che firma un contratto, firma il suo esonero. Io ci ho provato, tre mesi non sono stati sufficienti, però vado a casa con la coscienza a posto. La Reggina ha ancora un patrimonio e ha un valore, e non saranno Gregucci o Giacchetta o Nicolas Viola che lo determineranno. Che piaccia o che non piaccia Lillo Foti ha scritto pagine importanti».
E I CALCIATORI? - «Sono rapporti tra uomini che non possono essere esternati davanti le telecamere, io posso ringraziarli per la disponibilità. Quando chiudevo il mio spogliatoio cercavo di dirgli delle verità, le mie verità. Sono quelle in cui credo».
“IO NON CAMBIO” - «Sarò sempre una persona che cerca il meglio dei calciatori, se il calcio sta cambiando io non cambio. Oggi arrivano a dama pochissimi allenatori, siamo tutti a termine. L’aspetto che è peggiorato di più riguarda la gente che organizza il calcio. Non cambierò la mia tipologia di calcio, perché quello che vedo io è un cambiamento in peggio, e io nel peggio non voglio andare».
PLAYOFF - «Se la squadra ce la può fare a raggiungere i playoff? E perché no? Ci deve provare, è un obbligo. Il calcio è anche ambizione e sogno. E se contro il Brescia, che secondo me è più forte della nostra squadra, fai una partita di quel tipo in dieci…».
MOROSINI - «Quando l’ho allenato a Vicenza, sapendo la sua storia, spesso mi avvicinavo per dargli parole di conforto, ma alla fine era sempre lui a lasciarti qualcosa. Bisogna dire questo ai giovani: esistono persone che si vendono le partite, ma esistono anche i Mario Morosini».


