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Reggina, Nick Amoruso non dimentica: "Reggio è una città che vive di calcio,spero possa risalire"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 16:15REGGINA
di Redazione Tuttoreggina
per Tuttoreggina.com

Reggina, Nick Amoruso non dimentica: "Reggio è una città che vive di calcio,spero possa risalire"

Nicola Amoruso, ex bomber della Reggina, ha parlato a Radio Serie A e nella rassegna della sua carriera non poteva mancare il racconto della sua avventura in amaranto, in particolare l'annata del -15:

"Inizialmente fu un -15, perché con Calciopoli la Reggina fu penalizzata a -15, che poi durante la stagione diventò -11. È un anno che ricordo benissimo. 35 gol in due con Bianchi? Io e Rolando, sì. Io 17, Rolando 18. Eravamo la seconda coppia gol mi sembra, dopo Ronaldinho e Messi, a livello europeo. Ci siamo salvati. Se avessimo avuto gli 11 punti in più saremmo arrivati settimi o ottavi, se non sbaglio. Fu un percorso particolare perché iniziò nella depressione totale, naturalmente. Il coach era Mazzarri. Forse la spensieratezza, quasi la rassegnazione iniziale, ci portò pian piano a un livello di gioco di qualità veramente importante. Ricordo una partita in particolare contro la Roma di Spalletti, fortissima, con Totti. Pioveva tantissimo a Reggio Calabria. Feci un bellissimo gol, vincemmo 1-0. Da quella partita scattò qualcosa dentro di noi. Poi ci fu la rincorsa che si concluse con la partita contro il Milan, che doveva andare a giocare la finale di Champions League. Vincemmo e fu una festa assurda, una di quelle che rimangono nella storia. Reggio è una città che vive di calcio, con una storia importante in Serie A. Vederla lì in fondo fa male e spero possa risalire".

Poi racconta anche di Mazzarri: "C’è stata una partita determinante contro l’Empoli. Andiamo lì, primo tempo perdiamo 3-0. Entriamo nello spogliatoio e lì Mazzarri fu bravissimo: mantenne la calma, ci caricò ricordandoci tutto quello che avevamo fatto. Tornammo in campo e la partita finì 3-3. Una rimonta arrivata dal cuore. In quel momento i giocatori non hanno bisogno di sgridate, ma di essere toccati nelle corde giuste. Secondo me Mazzarri è stato un allenatore molto sottovalutato, sia per il suo calcio sia per la gestione del gruppo. È arrivato nelle grandi squadre in momenti sbagliati, ma preparava le partite in modo straordinario. Lui ama profondamente il calcio. Viveva il calcio con passione, forse non riusciva sempre a comunicare quello che sentiva davvero e questo lo ha penalizzato. Però io lo sento ancora oggi, parliamo di calcio. Quei momenti ti legano per tutta la vita. Quando vedo Rolando Bianchi, oggi lavoriamo insieme, è impossibile non ricordare quelle sensazioni".