NOTTE BUIA
La sconfitta interna contro il Lanciano è gravissima dal punto di vista della classifica, perché subita contro una diretta concorrente. Pesantissima psicologicamente, perché la squadra è sembrata quasi allo sbando. E sono passate appena sei giornate dall'avvio della stagione. Il terz'ultimo posto, fa piombare la Reggina a periodi lontanissimi, quelli in cui la squadra doveva lottare per evitare la retrocessione in C, non consoni al blasone della piazza amaranto, almeno per quanto riguarda l'ultimo decennio. Che tristezza vedere gli spalti sempre più deserti, la disillusione e quasi l'indifferenza della gente. Quanto è lontana questa Reggina dal suo pubblico. Ora è chiaro che bisogna lottare per salvarsi, ad oggi è l'unico obiettivo.
Troppo brutta per essere vera questa squadra, inconsistente, confusa, debole dietro, leggera in avanti. Urge un rapido cambio di passo. Preoccupa tantissimo lo scoramento di Davide Dionigi, stato d'animo che poi si sta palesando nelle scelte del mister. Ad oggi, Dionigi è l'unica ancora di salvataggio per questa squadra.
Cambiare Facchin con Baiocco, è davvero un suicidio. Al di là delle incertezze dell'ex portiere del Pavia, aver tolto il titolare delle prime cinque gare è sinonimo di bocciatura. E avere questi due portieri, ha fatto rimpiangere Marino e Kovacsik. Tutto troppo surreale.
Troppo turn over, in questo frangente, può aver fatto male. Quali sono i punti fermi di questa squadra? Ci sono? No. Il tecnico, per alcuni usa prudenza, tipo Comi, calciatore unico per caratteristiche in rosa, lasciato fuori, con la conseguenza che anche tali Aquilanti e Amenta sono sembrati Cannavaro e Thuram. Non deve essere e non può essere Comi il salvatore della patria, perché un 19enne non può caricarsi il peso offensivo della squadra.
Altra cosa, i deprecabili fischi a Fabio Ceravolo: perché farsi così male? Una volta, i tifosi andavano al centro sportivo e in modo civile (non sempre) ci si chiariva. Oggi, neanche un gruppo pseudo organizzato della Curva Sud si reca al centro sportivo per sostenere, criticare, contestare, confrontarsi con la squadra, si arriva solo al giorno della partita e si fischia, facendo del male alla squadra. Dove sono i veri ultras...
Le dichiarazioni di Dionigi nel post gara, sono state decisamente discutibili. Manovra sosddisfacente? Di quale manovra parliamo? No caro mister, purtroppo questa Reggina, ad oggi, non c'è. La Reggina ammirata nei primi dieci minuti a Verona, quella della prima mezz'ora contro il Modena, quella squadra ieri non c'è stata, a Padova nemmeno. L'aver interrotto quel processo di identità tattica è una grave pecca. A Verona, contro la squadra più temibile del campionato, ci si presenta con Ceravolo, Fischnaller e Comi (erano indisponibili Sarno e Bombagi), mentre con il Modena e sopratutto il Padova, cambiamo completamente strategia, optando per una formazione "soft" rispetto a quelle delle primissime gare: perché? L'anno scorso, si imputava a Breda di aver cambiato dopo una sola amichevole estiva il suo piano del 4-3-3. Oggi sconfessare dopo pochissime gare un lavoro estivo è destabilizzante. Padova rischia di essere la svolta in negativo della stagione, almeno la prima parte di essa.
Le dichiarazioni del giorno dopo del tecnico non fanno ben sperare, perché si invoca un cambiamento tattico della squadra. Continua il masochismo in casa amaranto. Se deve andare male, almeno giochiamocela come si deve.
Chiaro è che non si possono sottacere le enormi responsabilità della società. Aver dato a Dionigi questa rosa, così incompleta, con calciatori completamente fuori posto, è un vero assassinio alla competenza calcistica e manageriale. Abbiamo visto cose inenarrabili in queste prime gare e il mercato non lo ha mica fatto Dionigi. E sarebbe impietoso voler continuare. Trovare il capro espiatoio nel tecnico, sarebbe una mossa pilatesca e disastrosa.
Bisogna cercare di seguire una bussola, un criterio, ci sarebbe stato bisogno di aver lasciato in tranquillità il tecnico, ora ancor di più sotto pressione. Per evitare che in questo tunnel ci si resti impantanati.


