Marketing a misura d'uomo
Questa mattina, presso l'Area Hospitality dello Stadio Granillo, è andata in scena la presentazione delle divise ufficiai, studiate da Italia Indipendent, marchio partner della Reggina, che annoverà tra i soci Lapo Elkann, nipote dell'Avvocato Gianni Agnelli.
La scelta di vestire i giocatori "alla Lapo", al di là delle facili ironie, sicuramente porta una ventata di novità nel mondo del calcio. A memoria, tra serie A e B, nessuna società calcistica aveva scelto una linea così forzatamente "dandy" o comunque molto casual, preferendolo al classico vestito della tradizione sartoriale italiana, Versace o Armani che sia.
Insomma, alla Reggina piacciono le prime volte. Centro Sportivo, Accademia Amaranto e ora questa associazione strategica con un marchio decisamente giovanile e fuori dagli schemi, almeno per quanto concerne il mondo del calcio.
E' giusto innovare ed innovarsi, è giusto spezzare via anacronistiche limitazioni che appartengono al pallone nostrano, ma nella discussione tra la stampa e la società amaranto, rappresentata dal presidente Foti e dal Responsabile Marketing Marco Tolentino, si è ravvisata una diversa, sottile ma quasi in antitesi, visione del calcio.
Il football è cambiato, questo è fuor di dubbio. Le squadre sono diventate aziende, modello e strumento di business, ma non sarebbero società di calcio, se effettivamente non partecipassero a delle competizioni sportive. Ecco, il calcio del 2000, è così maledettamente legato al profitto, all'utile, al guadagno, ma ciò che lo anima profondamente, è l'essenza stessa di questo sport, il campo.
Durante l'incontro, si è parlato di democrazia e trasversalità, ma l'unica cosa di democratico e trasversale nel mondo del calcio, è il campo. Bene fanno i dirigenti amaranto a proporre nuove idee "a vendere proposte e persino sogni", per dirla alla Tolentino, ma si agisce, secondo il nostro modesto osservatorio, verso l'allontanamento da quella visione romantica di sport che ancora, in minima parte, alberga negli sportivi e nel calcio.
Serve vedere le cose più a misura d'uomo, aiutare il tifoso a sentirsi parte integrante della squadra, della società, sentirsi al 100% tifoso, a quello vicino e a quello lontano.
Affermare che il calcio non si limita al risultato del campo, è formalmente corretto, ma non del tutto comprensivo di una visione centralistica del terreno verde, unico e insindacabile giudice dei successi di una società calcistica, altrimenti non si chiamerebbe sport, ma qualcos'altro.
Ps: manca tanto alla Reggina, ma questo è forse un cronico problema del calcio italiano, un programma di merchandising, che permetta a chiunque tifi per la Reggina, di acquistare le divise ufficiali, piuttosto che gli occhiali, piuttosto che altri prodotti. Uno strumento forse riposto in cantina dai club calcistici, potrebbe far volare (a prezzi ragionevoli e sensati) gli utili, tanto cari alla società.


