REGGINITÀ
Si è passato un mese a temere di dover restare attaccati alla spina per un intero girone. L'accanimento terapeutico sulla Reggina, però, è stato sventato da chi, tra fortuna e logica, ha capito come operare. Il presidente Foti, a oggi, ha avuto ragione. Ha scelto un gruppo di collaboratori, capeggiati da chi l'ambiente lo conosce da un quarto di secolo: l'avvocato Franco Gagliardi. Ha scelto di operare con cautela sul mercato, vuoi per mancanza di fondi, vuoi per alcuni "no grazie". Si è messa qualche pezza su un organico che già nel mercato estivo dava garanzie di ben altra caratura.
Potati i rami secchi, innaffiato l'albero con giovani di belle speranze: non solo in campo, ma anche in panchina.
Si parla sempre di Gagliardi, perché è colui che si presenta alla stampa. Ma il lavoro oscuro di Diego Zanin, fin qui, risulta encomiabile: ha dato un'identità a una squadra smarrita, accorciato le distanze, la giusta collocazione in campo a ogni suo calciatore.
Fischnaller e Maicon si divertono, si nota dalle esultanze, si nota dalla voglia che ci mettono nei contrasti, mai visti prima così. Lucioni sprona un pacchetto che, fino a qualche giornata fa, nel migliore dei casi risultava alta quando stava a limite dell'area. Strasser è uno scudo, per conferma chiedere ai centrocampisti del Lanciano; Pambou incarna la voglia di fare, il mettersi in mostra, accompagnato dalla chioccia Di Michele. Un capitano rigenerato, incita i compagni, li guida sulla retta via. A dispetto di chi, nei mesi scorsi, ha provato a farlo risultare come capro espiatorio di una situazione deficitaria.
Ha avuto ragione il presidente. Ed era ancora il 2013: "Non punto tanto sul mercato, ma sulla coscienza di chi la Reggina la vive già". Un concetto chiaro, messo in atto sette giorni dopo. Simone Giacchetta ha ripreso la sua postazione, ha passato gran parte dei giorni a supervisionare gli allenamenti, a capire chi potesse fare a caso di quest'organico. Mentre il presidente provava a trovare gente funzionale al "miracolo". Gente non di nome, ma giovane e con voglia di crescere. Calciatori che si possano plasmare in tempi brevi, a cui far capire cosa voglia dire Reggina, cosa rappresenti la regginità: il valore principe di chi respira l'aria del Sant'Agata, di chi ha calcato i campetti da bambino e di chi lo fa adesso.
Non è un caso se il gol di ieri è stato timbrato da Barillà, se in panchina siede chi visse stagioni esaltanti in maglia amaranto ed è supervisionato da chi, tante delle sue scoperte in giro per il mondo, le ha regalate alla piazza di Reggio Calabria.
Ci aveva visto lungo Tonino Martino lo scorso 13 giugno 2013, quando ai nostri microfoni (CLICCA QUI) tracciò la strada da seguire per avere risultati: «Non bisogna spendere e spandere, bisogna saper acquistare, avere gente fidata attorno. La Reggina non è una squadra qualunque, la Reggina è la cosa più bella che c’è.» E il presidente, con sei mesi di ritardo, lo ha ascoltato, andando a prendere chi la regginità ce l'ha dentro.
Sia chiaro, non è stato fatto nulla al momento, guai a cantar vittoria: ma giocare così, onorare la maglia, dare senso alla stagione del Centenario, fa passare in secondo piano il risultato sportivo.


